IL SESTO AUDIO INEDITO. LA DELIROIDE GEOMETRIA MANIPOLATIVA : GLI PSICHIATRI PAOLO GIRARDI, SANI E IL RUOLO DEL SANT'ANDREA NEL CONTROLLO DI POLITICI, GIUDICI E MINISTRI.

 

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IL SESTO AUDIO VIDEO AUDIO INEDITO. ineditiUN PROFILO ARTIFICIALMENTE COSTRUITO, seconda parte. La sgangherata e deliroide geometria manipolativa dell'apparato psichiatrico deviato che gestiva, per conto Supergladio,  magistrati, politici e ministro, parola di "SANI" il testimone di sè stesso.  

PREMESSA
Questo sesto articolo con video audio inedito  (LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE DELLA PSICHIATRIA. Le peripezie illogico tautologiche  dello psichiatra "SANI" 11 gennaio 2011), si riferisce innanzitutto  ancora alla sequenza delle attività del gennaio 2011, inscenate per tentare di "riprendere in mano la situazione" ed eliminare definitivamente il magistrato Paolo Ferraro. Quando  parlavo con Sani ancora non sapevo del cumulo di nefandezze immesso da Girardi nei pochi minuti nei quali era rimasto solo  con due avvocati .... 

Nel video audio  vi è prima - ancora - l'incontro immediatamente precedente con il  dott. Paolo Girardi (registrazione da altro punto con maggiore evidenza del "dialogo" direttoeseguita con diverso  registratore). 
IN EVIDENZA le ammissioni  da parte di SANI sul ruolo della psichiatria nel "trattare" magistrati ma - variante -  anche , anzi "di più" "politici" e "ministri",  e la rivelazione confermata dagli avvocati delle pressioni ricevute da GIRARDI,   più lo smaccato tentativo posto in essere con sillogismi ed argomenti inesistenti ed autoreferenti dallo psichiatra Sani.
LA ASL RM E,  il SAN FILIPPO NERI ( reparto a quanto mi consta poi smantellato) ed il reparto nel SANT'ANDREA: strumenti del controllo "sanitario" su politici e magistrati,  come aveva già "raccontato"  GIRARDI. 
La discussione con SANI è lunga e defatigante, e i due avvocati Domenico Dello Monaco e Minghelli, scioccati dal precedente incontro con Girardi, hanno alcune  "cadute di stile"  e un eccesso di condiscendenza ai tentativi in atto. Erano stati da me istruiti sull'assecondare  (eccesso  di zelo ?!), ma traspare una loro leggera confusione sull'obiettivo e una provvisoria adesione ad una ipotesi di mediazione, che  si apprezza nel dettaglio, e che è  emersa ora meglio,  predisponendo l'audio video. 
L'accento che ora poniamo è sulla attitudine manipolatoria della psichiatria gestita in certe modalità e contesti, affermando per targhette astratte giudizi che si sovrappongono al reale e diventano il reale "formale" della psichiatria che copre il vaglio dei fatti e aggira le persone reali. Nel caso di specie, a supporto di ipotesi infondate la creazione di  sospetti irreali suffragati dall'ascolto selettivo di tre persone che non avevano rapporti e che palesemente hanno agito in modo premeditatamente falso e con modalità lapalissianamente disturbate ( incontro del 29 dicembre 2010 ). 
La eliminazione  sinanche  concettuale delle tante persone  che invece hanno rapporti quotidiani che coprono l'intero arco della giornata e tutta la sfera della  esperienza sociale umana ed affettiva, è un trucco tipico dell'armamentario deviato della psichiatria ( se accerchio usando parenti preparati mica posso far vedere che non hanno alcun rapporto e neanche frequentano l'accerchiato). 
Lo psichiatra SANI si esercita in voli poco pindarici con l'obiettivo di incastrare il magistrato Paolo Ferraro.  
Mi raccomando ascoltate a tempo perso come fosse una soap opera romanzata su un qualche canale radio, e non partecipate emotivamente a quel che ascolterete (indignatevi con parsimonia, che fa male a cuore e fegato, ed esaltate  l'aspetto grottesco e comico di questa vera "follia" deliroide persecutoria, impersonificata da ultimo con alcune  modalità  amical affettive che destano vera indignazione per il grado di supponenza ed ipocrisia ). 
Lattività di chi "doveva" riprendere "sotto controllo la situazione" ("sennò non ce la faccio a riprendere sotto controllo la situazione ..  " GIRARDI ) si esercita mediante un  ausilio successivo e con modalità ..che  definirei  esilaranti,  se non ne fossi stato il destinatario vittima designato. 
In questa versione il video audio riproduce secondo sequenza cronologica  una migliore  registrazione dell'incontro immediatamente precedente con GIRARDI, perchè necessario anche a capire ilcontesto :  chi già lo conocsce può andare al 43°  minuto e 30 sec.  subito dopo aver ascoltato la breve introduzione. 
Quante ne abbiamo dovuto sopportare  ... :D :D
[ Video elaborato e visibile verso  le ore 0 e 20 min del 20/11/2014 ].

Viene di seguito immessa   una mera sintesi per punti sull'uso della manipolazione strutturata da parte di un gruppo deviato che aleggia intorno e, in quota minimale, anche dentro la magistratura nella vicenda FERRARO. 
E poi vengono ricostruiti minuziosamente i principali fatti veri sino al 2011, mediante un puntiglioso e serrato racconto stralcio dal MEMORIALE ed altri scritti, rielaborato da terza persona ... . Si noti ( in tema)  il  resoconto su  precedente incontro del novembre 2010, appositamente dettagliato nei minimi particolari, ove  era emersa la altalena  logica del dott.  GIRARDI ed un suo gesto teatrale, buttando  sul tavolo una copia delle trascrizioni , che svela effettivi intenti, valutazioni di merito apriori e il  molto di più .. nascosto dietro la formula del "vaglio formale" dello psichiatra. Non servono spiegazioni.

I. LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE ORCHESTRATA NEL CASO FERRARO.
La   sgangherata   e  "deliroide"   manipolazione orchestrata,  che illustriamo  ora, viene necessariamente gestita su un piano più generale  da un coacervo di psichiatri deviati e giuristi "causidici" di supporto. Ne abbiamo analizzato ruolo e metodi. 
Si tratta sul piano generale di qualcosa di più  della antica scuola sofistica e di "qui faciunt de albo nigrum",  perchè il coordinamento e la finalizzazione politica e di deviazione segreta, l'agire sistematico in gruppi o persone prima o poi coordinati, il legare alla manipolazione dei provvedimenti e dei fatti una orchestrazione diffamatoria condivisa preparatoria e susseguente, svela una potente (da non sottovalutare ma neanche sopravvalutare) matrice di potere sotterraneo,  gestito anche da servizi deviati,  e l'altro di più di cui abbiamo fornito prove dirette, o su cui abbiamo validamente argomentato. 
Le tecniche manipolative che andremo provando ed illustrando, di una gravità immensa nel caso di specie, appaiono in tutta la loro evidenza, visto il soggetto destinatario e la puntuale ricostruzione di storia identità ed attenzionamenti, con tanto di dirette testimonianze immesse in video audio in rete, e prendono ancora più risalto,  se possibile, dalla sequenza della pacchiana persecuzione portata poi sino agli ultimi stadi. 
E più cresce la consapevolezza della figura reale del destinatario dell'attività distruttiva e più risalta per converso la matrice criminale di quanto posto in essere, resi traparenti moventi, strumenti e finalità. 
Va sottolineato ancora che la potenza evocativa distorta e manipolativa della parola, la sua destinazione ad influenzare, convogliare, nascondere, invertire la logica del reale, oltre che usufruire di indirizzi di scuola, di ascendenti di programmazione neurolinguistica e di un progetto strategico (TAVISTOCK INSTITUTE ed omologhi ed utilizzo invertito finalizzato della psicologia dinamico relazionale),  viene amplificata dall'introdurre metodo e forme logiche nei provvedimenti giudiziari.
Ciò è potuto accadere per la infiltrazione guidata nei gangli della magistratura, utilizzando anche la fratellanza e intrufolamento di disvalori nel mondo della giustizia "uguale", ma abbiamo ragionevoli argomenti per indicare che talvolta il livello della manipolazione, le sfumature linguistiche e le scansioni tematiche dei provvedimenti rivelano una tematica ben più che scottante: il confezionamento di provvedimenti secondo logiche, tempistiche, impostazioni ed infine conoscenze o valutazione di esigenze che non appartengono alla giurisdizione né al singolo magistrato,  a maggior ragione.
Solo una notazione: i metodi e protocolli di alterazione del reale presuppongono anche su un piano generale attività preparatorie di infiltrazione e gestione sotterranea di rapporti e vicinanze, contano sulla personalità serena della vittima (assenza di paranoia) e sulla strumentazione soggettivo psicologica a disposizione, mentre preparano chiavi di gestione e "versioni" sempre individuali e personali. Al magistrato che si troverà con una moglie improvvisamente violenta e manovriera, al magistrato coinvolto a sua insaputa in una dinamica di vita penalmente o disciplinarmente gestibile,  ed anche ad altri, non verrà in mente mai che vi era stata una preparazione e gestione, e le chiavi di lettura e rappresentazioni adottate da chi ha preparato saranno coerenti con la preparazione segreta. 
Piegandoosi "rientrato in carreggiata" ed entrando nei circuiti che lo hanno attenzionato, forse capirà . 
Nel frattempo si sarò misurato solo sui piani e con gli approcci erronei che l'impalcatura personalistica casuale ed inviduale "siggerisce". 
Noi siamo perciò una vistosa eccezione,  oltrechè per aver diffuso un lavoro di analisi e prove a sua volta unico,  per aver informato e risvegliato la stessa magistratura e le istituzioni non  consapevoli. Fioccano le conferme , 
Il taglio individuale, la lettura casuale, la umanizzazione individuale sono l'arma potente di chi manipolando gestisce,  e ovviamente nei soli e selezionati casi concreti e reali che interessano agli apparati deviati e noi, ovviamente
Un'arma potente a sua volta supportata, a chiusura del cerchio, proprio dallo stesso strumentario psichiatrico/psicologico. 
Spacciare come sintomo patologico quella che invece è una equilibrata lettura perplessa di fatti reali è infatti un gioco da ragazzi per i manipolatori e controllori della logica del fatto. 
Anche perchè nel novantanove per cento dei casi "individuali" vi sono percezioni deboli, suggestioni, meccanismi mentali che possono indicare aspetti di patologico interesse. Perciò applicare abusivamente lo schema all'un per cento è cosa estremamente agevole.
Non è vero che nulla accade per caso: è vero anzi che solo alcune cose sono pilotate e direzionate e in casi tipici. Il buon senso dell'id quod plerimque accidit, il senso comune, la lontananza dalla vita ed esperienza ordinaria, le strumentazioni delle "non scienze" psichiatrica e psicologica fanno da guardiani ferrei a questi orditi di apparati e caste deviate, che usano sapientemente la casualità ad architrave protettiva. 
Eminentemente solo i film trasgrediscono apparentemente alla direttiva del silenzio, ma ad essi è affidata spesso la funzione di relegare nel fantastico o nell'immaginifico fatti reali, a cavallo tra simbolismo, minaccia avvertimento e, come accade, manipolazione.  
Persino il film THE TRUMAN SHOW è diventato fonte psichiatrica di teorizzazione della "sindrome da Truman Show" (paranoide e deliroide). 
Per dar più forza a questa impalcatura, nel mondo complottistoide gestito sono stati dislocati soggetti che raccontano, indicano, lamentano ed asseverano in modo patologico naturale o "teatralmente costruito".
La finzione manipolatoria ha aumentato l'opportunità di "gestire" fuoriuscite di persone e notizie, comunque relegabili in un circuito demenziale artificialmente costruito.
Una bella architettura, non c'è che dire (vedi i numerosi articoli conferenze ed analisi nostre su TAVISTOCK, complottavistockiani et similia). 
Poi venne il magistrato Paolo Ferraro. 
Anche questa appendice strumentale di accatto, organizzata e diretta da lontano se non coordinata, con il suo utilizzo del "protocollo pettegolo", una arma disinformativa e fastidiosa per chi non la sappia annichilire con la forza dei fatti e della logica, viene spazzata via nella versione nostrana.
II. - L'ALLINEAMENTO DELIROIDE NELLE VERSIONI E NEI RACCONTI E VALUTAZIONI,  MANIPOLATI SECONDO UN  MEDESIMO CANOVACCIO . 
Il taglio manipolativo del reale e artificialmente personalistico, come da canovaccio,  emerge evidentissimo da tutte le condotte, scritti e provvedimenti dei soggetti  operanti in danno,  nello scenario nostro ( solo questo profilo  trattiamo ora),  e viene trasfuso in: 
  1. una relazione iniziale di ufficiali di pg del reparto operativo CC Trastevere (uno dei quali iscritto certamente all'ordine militare dei cavalieri di Malta) che negano l'evidenza;
  2. un provvedimento a firma del PM Gianfederica DITO, che tomba un indagine finta; 
  3. le tre  lettere del procuratore pro tempore di Roma Giovanni Ferrara, con avvio di procedure per dispensa tentati, dapprima conclusi nel nulla  e da ultimo portati a missione compiuta (salvo eventi nuovi sopravvenuti), perché accettato lo scontro da Paolo Ferraro per scelta; 
  4. la bozza di difesa dal secondo orchestrato procedimento per dispensa,  preparata da Agnello Rossi  (con mail di trasmissione -  e relativa header, intestazione nascosta - provante la provenienza del documento,  il tutto messo in mano alla commissione IV del CSM).  Ben progettata  la scelta mia di ribaltare in ruolo difensivo il ruolo degli attori sotterranei e di abbassarmi come un giunco nella prima metà del 2010, per avere il tempo di acquisire prove e quadro completo; 
  5. nella impostazione delle attività sotterranee diffamatorie, che emergono tra l'altro nell'incontro di Pasquetta 2011 e le ammissioni minacce Canali - Vallini che svelano consonanze e partecipazione condivisa e diretta, conoscenza di fatti,  date persone ed attività,  ed il resto che emergerà ricostruendo storie e frequentazioni; 
  6. nella versione orchestrata all'interno dell'ufficio,  facendo credere stato e cose su Paolo Ferraro INVENTATE, almeno fino a quando nel  2011 parte la piccola discovery interna (prima il SILENZIO ASSOLUTO a copertura di una delle attività criminali più gravi realizzate in alveo giudiziario, tolti i morti, poi il canovaccio che viene utilizzato dalle audizioni del maggio 2011 );
  7. nella orchestrazione urgente del maggio 2011 (audizione al volo degli Aggiunti) volta a dare un apparente appiglio al CSM che  emise un assurdo provvedimento di sospensione cautelare sulla scorta di un pettegolezzo orchestrato e di un canovaccio di infantili e non credibili falsità CONCORDATO e nonostante il coro stonato fosse stato anche rotto da una voce intonata;  
  8. nella gestione delle attività dello stesso CSM e in esso dai due principali attori: dott. Paolo Carfì e AVV. Prof. CALVI;
  9. nel contenuto e passaggi argomentativi dei provvedimenti del CSM,  la cui matrice manipolatoria alla luce dei fatti e dati appare conclamata, qualunque cosa avvenga in futuro;
  10. nel  substrato di tutta la  manipolazione famigliare, preparato con cura da Silvia Canali ;
  11. in tutti i passaggi anche registrati delle false argomentazioni di psichiatri di apparato coinvolti: Dott. Paolo Girardi (massoneria teutonica), dott. Stefano Ferracuti (.. si sa.. ), dott. Luigi Cancrini (si ...sa .. ),  nelle attività registrate del dott. Tonino Cantelmi,  consulente del CSM (Rotary Club - cui verrà destinato dettagliato prossimo articolo) e nella emblematica attività posta in essere dal dott. Sani e prima dal dott. Girardi  (audio video inedito oggi qui immesso;
  12. nella subdola impostazione del prof. Francesco Bruno e della consulenza a lui fatta stilare quando già sapevamo chi fosse e stavamo investigando anche su quel fronte (vi sono registrazioni dell'inverno  primavera 2011 in cui il dott. Ferraro spiega tutto questo  ai suoi avvocati già in preda ad "amnesie retrograde" sui dati audio e fatti e in vistosa retromarcia,  storditi   dalla ardita gestione alla Clausewitz di Paolo Ferraro medesimo che  poi,  quasi intimoriti e piegati, tenteranno  di indurre il magistrato Ferraro a prendere "una aspettativa di iniziativa ... te ne vai in vacanza e te la godi" ... rompendo l'accerchiamento (sic!)  (audio video  inedito)
  13. sinanche (quando si era saputo del MEMORIALE e denuncia preparato) nella "sottrazione ai turni esterni" ordita di nascosto nel'aprile  2011 dal Procuratore Ferrara Giovanni e portata come argomento al CSM, mentre viceversa costituisce prova lapalissiana della orchestrazionedell'ordito e della artificiale precostituzione di fatti compiuti a sostegno.  

Una coordinata pressione negli ambienti di vita e di lavoro   ha contribuito a cementare al meglio consentito UN  FRONTE DELIROIDE che trasmuta la realtà del dott. Paolo Ferraro (tra le altre cose esperto di MOBBING e attività correlate, avendo gestito processi e indaginima non come il PM Giuseppe de Falco, appartenente alla cordata Pesci / Casciniche scriverà un libretto didascalico sul mobbing uscito proprio negli anni in oggetto e che soffriva in pubblico e sul piano istituzionale il confronto col magistrato Paolo Ferraro esperto di diritto alla salute e sicurezza e salute del lavoro e, oltrechè di diritto civile, di diritto ed informatica anche giuridica: ma in questo caso compare un diverso patologico sofferente soggetto, oggetto  di ben due recentissimi articoli e video audio),   
UN FRONTE DELIROIDE contro un magistrato da eliminare per quello che andava analizzando, per la sua storia indipendente che nasce intorno anche alle ormai note riunioni su Falcone del 1992, attenzionato da sempre e accerchiato da sempre nella stessa famiglia con cui aveva eliminato rapporti per ovvi motivi (famiglia intranea a servizi,  ministero dell'Interno e ricca avvocatura parvenù mediante scalata alla massoneria cattolica deviata e circuiti affaristici connessi  ai mondi assicurativo e della salute, oltrechè del recupero crediti). E Paolo Ferraro non ne sapeva nulla o quasi in concreto, ma se ne teneva lontano mille miglia.  
Una coordinata negazione del REALE attuata volta per volta allineando tasselli atipici e non coerenti, con vari metodi di pressione, condizionamento ed altri ben più spicci. 
Ma tra ciambelle senza buco (si ricordi ad esempio anche l'articolo e ricostruzione oggettivata non superabile "sessanta secondi svelano .. " oltrechè la trasmissione radio da ultimo portata alla ribalta)  e molto altro,  le cose non sono andate come volevano sin dal'inizio.

III. - SOTTRATTISI ED ESTRANEI ALLA PANTOMIMA 
Alla PANTOMIMA collettiva si erano sottratti Pietro Saviotti poi deceduto per infarto a sei mesi di distanza il sette gennaio del 2012, Alberto Caperna che addirittura ammetterà l'ordito altrui, mi chiederà con profonda stima di perdonare e rientrare, verrà a sapere di spezzoni di attività costruite a mio danno e morirà di infarto per cause da accertare il 13 ottobre 2012, un maresciallo di altamente professionale dell'arma dei carabinieri che vaglierà audio e contesti pregandomi di sottrarmi al quadro pericoloso sul piano personale e, "tremebondi", alcuni magistrati che conoscono esattamente chi sia Paolo Ferraro e chi sia la cordata dei "Willy cojotes" e quanto essa sia viscida e pericolosa. 
Nel 2012 persino il senatore che presenterà l'unica interrogazione parlamentare sui fatti (mettendo peraltro insieme due persone e vicende di prospettiva e prospetticamente completamente diverse), mi farà un elenco di nomi di magistrati che brigavano diffamando direttamente e facendo arrivare notizie diffamatorie omologhe a lui (conserviamo il tutto e ci chiedemmo come potessero sapere di contatti da me realizzati ...). All'epoca rimasi interdetto e stupito. Come poteva partecipare a questa attività chi mi conosceva dal 1976, GIUSEPPE CORASANITI, o ben sapeva chi fossi, PAOLO IELO, o chi appena confluito a Roma dalla Procura di Palermo mi aveva salutato con profonda stima e calore, D'Amelio, o ancora chi dichiarandosi ben consapevole di chi fossi (altro PM proveniente dal fronte siciliano negli anni duemila, che non mi risulta direttamente coinvolto nella gestione criminale dell'agguato a Paolo Ferraro) e via discorrendo ?! A quel tempo la mia analisi non era stata ancora completata.  
Ovviamente il personale nella segreteria del dott. Paolo Ferraroa stretto contatto quotidiano con lui, non poteva  che essere dannoso alla pantomima e lo è stato, testimoniando per scritto la reale e concreta esperienza sul lavoro a contatto con Paolo Ferraro sino al 18 giugno 2011: non per "amicizia",  e i quattro (più due appena allontanatisi per ragioni di carriera nel 2010) non potevano essere coerciti in forme esplicite e dirette per non "allargare troppo".  Ma rimarranno traumatizzati dalla immediata distruzione dell'ufficio, asportazione dei fascicoli e di tutto il materiale e smantellamento delle stanze (articolo "Chartago delenda est"). Lo stesso personale accerterà direttamente una evidente attività di infiltrazione eterogestita  (relazione 15 marzo 2011). 
A maggior ragione tutto questo si concretizzerà per la compagna convivente sin dall'ottobre 2010 di Paolo Ferraro, dott.ssa Patrizia Stefania Eugenia Foiani, stimato ed intelligente funzionario pubblico. Giorno per giorno trasecolando la dott.ssa Foiani  vedrà esercitata una sommatoria di attività in danno o criminali tali da perderne il conto ( se non tenuto per scritto) e ovviamente è la TESTIMONE diretta per la parte eccedente l'orario di lavoro, di chi sia Paolo Ferraro ed era dal 2010 oltrechè l'autrice di una serie di esposti e dichiarazioni pro veritate e lettere che trasudano  etica e consapevolezza reale  argomentata .  
LA MANIPOLAZIONE CRIMINALE PREVEDE CHE I TASSELLI NON GESTIBILI SIANO ELIMINATI LOGICAMENTE E DAL REALE: di qui una ulteriore manipolazione orale  patologica e velenosamente idiota ed ipocrita: "...il personale di Paolo Ferraro gli vuole bene e lo aiuta"  (vergognati Agnello "del diavolo") e la pretermissione sistematica di Patrizia. Lei non esisterà per la Procura, il CSM, gli psichiatri dell'apparato criminale deviato,  il giudice del divorzio dalla Canali, per i parenti deviati ed irretiti e con probabilità alta anche ricattati che si ritrovava Paolo Ferraro,  suo malgrado, e verrà tenuta  nel limbo del nulla con l'eccezione di una notifica nel 2013, dopo aver di suo pugno scritto decine e decine di pagine sottoscritte raccontando tutto ed anche cose di particolare gravità. E "vive insieme a noi" e mi si passi l'ennesima ironia.
UNA FALSA VERITA' CONFERMATA DA TUTTI COLORO CHE "CONDIVIDONO" CONSAPEVOLI IL PROTOCOLLO, GESTENDOLO CON MODALITA' CONSONANTI,  SI ATTEGGIA A  REALTA' MA E' INTRINSECAMENTE DELIROIDE,  in particolare se a questa non "fingono solo" di credere i partecipanti ... (ed il mio pensiero corre all'ondivago squilibrato comportamento di Simonetta Ferraro tenuto sino al 2010). 
Ma se i presupposti del ragionamento sono alterati e falsi LA FALSA VERITA' FORMALE  è comunque   strutturalmente    una  NON REALTA' A PROSPETTAZIONE DELIROIDE .
Noi a differenza di GIRARDI PAOLO non solo dimostriamo la falsità dei fondamenti fattuali e la manipolazione delle cose e fatti a monte e la loro utilizzazione in uno schema che si allarga a macchia d'olio e trasmuta etichette in continua evoluzione o pur di attingere il destinatario della attività distruttiva, con l'obiettivo unico di incastrarlo (Paolo Ferraro). Ma dimostriamo che le asserzioni di PAOLO GIRARDI, GABRIELE  SANI, STEFANO FERRACUTI, LUIGI CANCRINITONINO CANTELMI in quanto costruite su una realtà inesistente o valutativamente manipolata, appartengono per dimensione oggettiva  alla categoria del "DELIROIDE",  vieppiù in quanto non vi è mero errore.
Colpiscono  i metodi intrinsecamente arroganti e violenti sul piano intellettuale di chi,  nel mondo di quella certa psichiatria,  illustra etichette ma non indica concrete condotte vagliabili,  sia pure strumentalmente in termini di profilo artificiale costruito.  Il  verminaio della psichiatria ... deviata e sostanzialmente criminale ... "buchi logici" ?! sì, della cordata emersa. 
IV. - LO SCHEMA MANIPOLATIVO NELLA SUA PATENTE CONSISTENZA
Preparato e tentato da tempo era stato introdotto uno schema ridicolo, ormai esplosivamente inensato.  
IL PROFILO Paolo Ferraro "caso umano" (sic!), portato alla follia da evenienze personali, con personalità paranoica (pubblicato il video audio 4 ter sullo strappo dei TEST) e segnato da rapporti personali e familiari "intrecciati" : un armamentario infantile da servizi deviati, montato  sulla patologia di fratello sorella e figlio legale ... e, ben più grave, di coprotagonisti/e .. inseriti sapientemente .. (ma quale "sapienza" ?!). UN trasfert e ribaltamento patologico,  in forma "istituzionale"..... 
V. IL SEQUESTRO DI PERSONA DEL MAGISTRATO DI CASSAZIONE PAOLO FERRARO. Ventitre maggio 2009. 
In questo quadro di malata manipolazione persino il fatto pacifico conclamato di una grave attività criminale viene aggirato manipolando, contro unevidenza CONCLAMATA incontrovertibile . ( si veda più oltre  il dettagliato racconto sub capitolo due). 
Viene organizzata una trappola, piombano a casa di Paolo Ferraro con una squadra allestita (e con tutta probabilità avevano tentato "con flop causato da mia cena fuori casa" una cosa simile il giorno prima,  avendo fretta di impedire al magistrato di denunciare i fatti che andava accertando), viene stilato un certificato falso al volo nei confronti di una persona sana e tranquilla (ma sbalordita: che sia il lieve sbalordimento una patologia ?!) da una psichiatra mai vista e fortemente preoccupata da quello che andava facendo. Vengono NON sentiti e NON ascoltati poi i testimoni,  tre infermieri e due vigili urbani attoniti e presenti,  la "troupe" piomba senza titolo nè legittimazione nella casa (violazione di domicilio  aggravata), al gruppo viene aperta la porta da SILVIA CANALI che stringe con cenno di intesa la mano della psichiatra poi allontanandosi, non vi è un vaglio di legittimità del giudice tutelarenon vi è un provvedimento del Sindaconon vi è una pratica istruita, non vi è a monte un vaglio psichiatrico di alcun tipo (che non sia stato in altri luoghi FALSIFICATO, e poi debitamente fatto sparire secondo stile di questi criminali), non vi è prima una qualche certificazione,  e se falsa vi fosse a monte sparisce poi dal regno del reale, non vi è una mia sottrazione a qualunque altra attività (sempre illegale nella unica ipotesi immaginabile) non vi è un solo sintomo (la sera dovevo andare a cena con una amica)  non vi è alcuna necessità terapeutica tantomeno urgente (essennò perchè Paolo Ferraro dopo sarebbe stato a spasso per due giorni non "prendendo nulla", ma dormendo "nell'albergo" reparto psichiatria ospedale Sant'Andrea?!), non vi è alcun uso neanche di aspirine (data la "sana" salute oltrechè psicologica, fisica di Paolo Ferraro). 
Tra le 18:45 e le 23:30 c.a. Paolo Ferraro viene costretto non potendosi ribellare (questo lo capirebbe anche un bambino) e portato all'ospedale Sant'Andrea, sviata per sopravvenuta problematica logistica (e per intervento dall'alto direi) la meta PROGRAMMATA del San Filippo Neri. 
Una volta nell'ospedale la psichiatra criminale briga per far ascrivere a codice rosso il ricovero (e ne vengo avvertito  da uno degli infermieri preoccupato,  che ormai si era reso conto della gravità di quello che stava succedendo). 
In accettazione "coatta" spiego la gravità della situazione con argomenti sereni e consistenti, e nonostante un abbozzo di manipolazione nella annotazione, concordo di interrompere la SITUAZIONE COATTIVA realizzata , accettando di entrare con la certezza che appena fatti i TEST emergerà la gravità dei fatti in mio danno. Al momento  sono passate oltre tre ore ...  CONTRO LA MIA VOLONTA' ... sono sotto controllo della squadra, nella impossibilità di allontanarmi ... ( immaginate  DA SOLI la scena di Paolo Ferraro che si allontana e cosa sarebbe successo).  Nei due giorni successivi faccio i TEST di rito (che si cercherà poi di non far figurare eliminadoli dalla copia degli atti trasmessi ad autorità giudiziaria)emerge che sono perfettamente sano e addirittura serenosalvo la lieve ansia da sequestro di persona, mentre vado a spasso per due giorni in attesa che si accorgano del grave fatto delinquenziale. 
EBBENE, pacifica la giurisprudenza a riguardo,  il fatto INTEGRA IL REATO di cui aglli artt. 110, 81 2° co, 605 CP,  perchè vi è stata una privazione della libertà senza titolo né procedura formale, né provvedimenti di alcun tipo, senza rispetto di nulla, senza diagnosi (perchè una certificazione al volo dinanzi ad una persona calma e serena è una attività criminale in sè), senza che esistesse alcun presupposto sostanziale,  in costanza di  moventi clamorosi ormai emersi con prove oggettivate .  
IL TUTTO viene obnubilato, negato e nascosto e sono un magistrato di Cassazione che si apprestava a denunciare il coagulo della Cecchignola e le sue coperture nella magistratura romana e altre "partecipazioni". Certo a Paolo Adinolfi andò peggio. 
BENE: MANIPOLAZIONE E' NASCONDERE TUTTO CIO' E ARGOMENTARE NEGANDO LA CRIMINALE  SOTTRAZIONE DI LIBERTA' CONCRETIZZATASI. E LA GRAVITA' DELLA MANIPOLAZIONE MEDIANTE OCCULTAMENTI DEI FATTI E' TALMENTE SMACCATA CHE i magistrati informati stentano ad accettare la realtà lapalissiana. Stentavano. Ora sono sconvolti...
e qui di seguito lo stralcio nelle parti che rinviano con tutti i link a banca dati dedicata ...... completa,  che consente di riscontrare direttamente tutto quanto sinora illustrato. 
"PRIMA FASE (sequestro di persona del 2009 e procedure sino al 2010 VEDI MEMORIALE ). 
  • (luglio 2010) gli atti della prima e seconda procedura di dipensa archiviata dal precedente CSM
SECONDA FASE ( procedura di dispensa 2011 -2012 ) 

  •  documenti sulle attività strutturate in danno poste in essere nel  2011 da familiari e Silvia Canali (ex coniuge legata a quegli apparati) e alcuni esposti denunce della compagna attuale del dott. Paolo Ferraro, dott.ssa Patria Stefania Eugenia Foiani; come da legenda e copia atti che segue


  1. copia dei provvedimenti del CSM emessi in sequenza: il primo cautelare del giugno 2011  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0OGVkeDBvNDFhTWM/edit?usp=sharing (provvedimento emesso alla cieca per delegittimare  e impedire la denuncia e propalazione pubblica : sul ruolo delle false dichiarazioni al CSm vedi articolo sotto e l'articolo http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2014/07/un-profilo-artificiale-inventato-per.html nonchè l'articolo che ricostruisce tutte le vidende pregresse sino al 2014 http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2014/08/un-bel-guazzabuglio-questa-e-la-trama.htmlil secondo dopo la prima perizia di Cantelmi emesso nell'ottobre 2011  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0UDFYajdvYW5Ha1U/edit?usp=sharing , il terzo dell'ottobre 2012 sulla scorta della seconda "perizia" di Cantelmi  di ulteriore sospensione di due mesi https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0VXVfMmVtQ1I5MnM/edit?usp=sharing, il quarto definitivo di dispensa per "inettitudine"  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0R3JRS1pqdDY2a00/edit?usp=sharing.  [Tutti i provvedimenti emessi dal CSM, commentati analiticamente negli esposti denunce e memorie miei dell'ottobre 2012 http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2012/10/4-memoria-esposto-del-9-ottobre-2012.html e novembre 2012  http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2012/11/5-memoria-esposto-finale-del-3-novembre.html regolarmente depositati al CSM ]."

ED ORA la ricostruzione dettagliata tratta dal MEMORIALE, fedele resoconto di tutto quello che di più rilevante sotto i profili menzionati è accaduto tra il novembre 2008  ed il 2011. REVISIONE AD OPERA DI TERZA PERSONA CHE HA STUDIATO TUTTA LA DOCUMENTAZIONE E COLLEGATO VARI SPEZZONI  INFORMATIVI.
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UNPROFILO ARTIFICIALE INVENTATO 
(ANCHE PROGETTATO DA TEMPO!?)
- Seconda Parte-
Prefazione,rielaborazione e stralci collegati   
Quantomostrato ed argomentato nella primaparte di questoarticolo (http://cdd5.blogspot.it/2014/07/un-profilo-artificiale-inventato-per.html) costituiscela prima evidenza dell’esistenza di un’organizzazione coordinatadi soggetti che operano in tutti gli strati della società (ambientimilitari, magistratura, psichiatria fino alla “casalinga” moglieseparata di militare impiegato presso lo stato maggiore della difesa,Sabrina). Per la prima volta, nel “trattamento” del magistratoPaolo Ferraro, qualcosa è andato storto nell’ambito di quello cheera ed è l’applicazione di un protocollo di “gestione” benoliato da decenni e che fino a quel momento aveva mietuto le suevittime in modo discreto: mascherato di norma da “vicendapersonale” del malcapitato (abbiamo già citato il caso Marrazzo) oda "patologia professionale". 
Corredano ilquadro   strane “morti naturali” (i procuratori aggiuntiCaperna e Saviotti e in generale una percentuale di morti per infartosuperiore alla media), “omicidi di mafia” (Falcone e Borsellino),morti bianche, omicidi con sparizione del cadavere (come purtroppoprobabile nel caso del dott. Adinolfi).
Caratteristichee finalità di questa organizzazione emergono dall’evidenzadel suo stesso operare piuttosto cheda una descrizione taghetta che finirebbe per confondersi con lenarrazioni più o meno fantasiose e complottistoidi oggi diffuse,talvolta ad arte, per creare confusioneo mitologizzare a copertura del reale. L'etichetta e il nomeSUPERGLADIO, sintesi tra massonerie di alti livelli, poteri militaripoteri internazionali e criminalità organizzate con forteinfiltrazione e partecipazione di uomini dei servizi militari ecivili (ripetiamo, "deviati" , perchè lo sviamento deltuolo esiste anche per i servizi segreti), ha il pregio di descrivereuna realtà di vertice segreto  articolata ma  ordinatasecondo un filone strategico e di gestione di potere finalizzato masul piano storico politico . 
I filoni dicaste borghesi antiche e/o ricche ricche e deviazioni , l'esoterismodi apparati deviati e la matrice massonico più o meno deviata edaltre giustapposte ( compresi neo culti orientaleggianti e filoniantico massonico militar cattolici) costituiscono invece singolitasselli di un mosaico davvero estremamente complesso, che ha perònecessariamente  le sue stanze di compensazione. 
Ma dove siunificano le scelte e sotto la ègida di chi ?! Come si "condividono"le scelte?! A noi è stato raccontato anche analiticamente ma inattesa di ulteriori corposi riscontri, preferiamo far arrivare tutti, attraverso una analisi condotta per dati fatti e realtàdirettamente e concretamente osservabili,  ad unaconsapevolezza di quadro su base concreta .
Vedremo inquesta seconda parte dell'articolo come la costruzione di un profilopatologico artificiale di personalità architettato  contro il magistrato Paolo Ferraro abbia raggiunto il suo culmine nellevicende del 2008 e del 2009 con il sequestro e fallito tentativo dieliminazione per via psichiatrica “breve” (che porterà alloscoperto diversi soggetti nei rispettivi ruoli). Ma soprattuttoabbiamo già illustrato e vedremo  ancora come alla luce diquanto accaduto dal 2008 si possa individuare un lavorìo intornoalla sua persona risalente ai decenni precedenti (come minimo daiprimi anni ’90), fino ad individuare vertici e comprimari di quelloche si delinea come una porzione significativa"condivisa"del  vero e proprio apparato all'opera. Non miti, burattinai edaltre analoghe fantascientifizzazioni: corpi e professionisticoordinati che si muovono in sintonie precise,  con uominichiave nei posti chiave. Tutta roba ordinaria se non fosse che non èmai stata illustrata, svelata, descritta, anatomizzata con lafinalità di disvelarne metodologie strumenti e ed attività illegalinel cuore dello Stato ( Magistratura e medicina  ) perconsentire un intervento concreto sui vari piani che permetta diripristonare condizioni di legalità necessarie.  Si tratta diassociazioni per delinquere che si avvalgono della omertà e delpotere anche territoriale mediato dalle grandi organizzazionicriminali,  ma soprattutto del potere collegato a ruoliprofessionali istituzionali   orientati ed ispirati da fini digestione,  controllo e come sempre infine lucro delleorganizzazioni medesime , in sintonia varia con organismi e poteriintternazionali. Poteri e ruoli professionali e istituzionali  piegati a fini criminali, ed innanzitutto per preservare leorganizzazioni e il bene prezioso della loro "segretezza".IN questo è incappato per la "fortuna di tutti" ilmagistrato PAolo Ferraro. 
Lariflessione racconto riparte dalla registrazioni già effettuate: per tutto quello che precede si rinvia al MEMORIALE parteprima,e agli articoli che hanno minuziosamente ricostruito fattiruoli accadimenti e contesti e contestualizzatominuziosamente ciòche emergeva dai fatti della CEcchignola  ed antefatti del mondogiudiziario romano.
  1. DALLE REGISTRAZIONI DELLA CECCHIGNOLA DEL 2008 AL SEQUESTRO DI PERSONA DEL 2009
Il 20 Novembre2008 Paolo Ferraro decide di dire a Sabrina quel che aveva sentitonelle prime registrazioni già approfonditamente valutate. Avvertìla donna del quadro che emergeva anche con un sms (ALL. 3).Depositata la denuncia fece due precisazioni al maresciallo capoMassimo Campi, ufficiale di polizia giudiziaria con cui avevarapporti di amicizia e stima (non avendo all’epoca ancoraattribuito un qualche utile significato a quello stemmino di un“ordine cavalleresco militare” da lui esibito due anni prima conorgoglio).
Con dolcezza esenza in alcun modo allarmare il minore che era in casa, in occasionedi un’uscita in macchina per fare la spesa (giovedì 20 Novembre2008) Ferraro aveva illustrato la situazione a Sabrina, chealla contestazione di frasi precise fece un raccontoparzialmente reticente di ciò di cui era consapevole. Poi feceascoltare direttamente alla donna la sola ultima registrazione(7 Novembre 2008) mediante il PC fisso di casa: Sabrinatrasalendo confermò il racconto sottolineando che non eracompletamente consapevole di aver pronunciato le stesse frasi, a leicomunque foneticamente riferibili senza possibilità di errore e chenon riusciva a riconoscere ed attribuire a persone le frasi altrui(forse mentiva ma non è certo: sembrava stordita ed in partestupita da quello che sentiva). Lo stesso avrebbe sostenuto periscritto, molto più tardi, con una lunga mail importante epperòsignificativamente contraddittoria, riferendosi all’interobrogliaccio ed alla estrazione di singoli spezzoni successivamenteoperata (e-mail all. 4).
L’indomaniavrebbe poi deciso di negare tutto, affermando che non era in gradodi riconoscere la sua voce ma soprattutto quella degli altri (dicendoperò anche di avere paura di loro, alludendo con vistosapreoccupazione a “quello che le sarebbe comunque potutosuccedere”).
Ferraro si recòal lavoro dopo averle detto che doveva pensare a sè ed al figlio edichiarando che in quel contesto non sarebbe tornato a casa. Telefonòpoi al marito separato della donna, chiedendogli a bruciapelo sesapeva come avesse vissuto Sabrina negli anni della separazione (2006e 2007) e se fosse a conoscenza di fatti del 2002-2005. Preso disprovvista disse solo “io sapevo di quello che era successo quandoaveva tra 20 e 24 anni” poi si fermò rifiutandosi di parlare edisse “ne parlerò solo con Sabrina” chiudendo la comunicazionedopo soli tre minuti.
Chiamò poi ilpadre della donna e gli fece ascoltare le sole frasi immediatamenteintelligibili: lui ascoltò soprattutto i dialoghicon Katia dell’ultimo lunedì, rimase stupito e, poichépercepì ESATTAMENTE quelle frasi, si allontanò commentando chenonostante l’evidenza ne avrebbe parlato con la figlia. Disse aFerraro che egli non era il marito e “non avrebbe dovuto scoprirequelle cose” (!!!).
Nel frattempoFerraro si rivolse ad un avvocato “di fiducia della Procura”, avv. Luca  Petrucci chiedendogli di trovare uno psichiatraed una psicologa per Sabrina. Allo psichiatra Ferraro intendeva ancheaffidare il compito di interpretare il contesto e di come dovesserospiegarsi le sequenze registrate e alla psicologa un’attività disostegno per Sabrina, che aveva dichiarato di aver subitopressioni e nuove minacce (aveva parlato dell’auto edel bambino ma si intuiva che in qualche modo era ricattabile ).Questo avvocato era anche un compagno di impegni giovanili delmagistrato negli anni della politica studentesca, 36 anni prima...(troppi).
Ferrarodecise quindi di allontanarsi dalla casa ma di rimanere in contattocon la donna per aiutarla e sostenerla, invitando la famiglia(anche con appositatelefonata allamadre) a non lasciarla sola. Prima di andarsene chiese a Sabrinama anche poi alla madre di lei per telefono, di cambiare le chiavi dicasa (risultandodall’ascolto dell’audio potenziato nel volume e ripulitoartigianalmente che svariate persone “usufruivano”liberamente della casa sempre entrando con la chiave e chespesso la donna era in stato di relativa o vistosa passività edassoggettamento, seduta in salone dinanzi al portatile o nellapostazione del pc fisso accanto, mentre le persone entrate sicomportavano in modo vistosamente anomalo, spesso all’inizioparlando sottovoce, non salutando e solo piano piano entrando incomunicazione con la donna, infine parlando anche a voce normale inaltri casi; il primo lunedì 10/11/2008 però Sabrinaobiettava impaurita “no...” all’ingresso immediato - adistanza  di soli 23 secondi dalla mia uscita - di altra donnacon le solite modalità… quindi in questa occasione era in certogrado cosciente ed emetteva un gemito preoccupato e di paura mentrela donna entratata in casa chiudeva a chiave la porta ).
Sabrinaprese queste precauzioni, lasciando addirittura l’abitazione dellaCecchignola ed accettando di trasferirsi dai genitori.
I primi quattrogiorni Ferraro ricevette almeno tre telefonate da Sabrina: in un casochiedeva singhiozzando cosa dovesse fare dicendo di avere paura persè e per il bambino, anzi indicando di aver “paurache glielo togliessero”: cosa poco comprensibile in quelmomento (la frase sembrava quasi alludere ad un paventatointervento di soggetti istituzionali). Un’altra di questetelefonate, più generica, fatta di pianto e parole smozzicate fupersino sentita da magistrato dell’ufficio dott. StefanoPesci che Ferraro (ancora ignaro della “situazione” inprocura) chiamò appositamente ed ingenuamente,  e che ascoltòin viva voce la telefonata. 
La denunciadepositata da Ferraro fu fatta in un impulso anche di generosità eper assicurare una tutela ed un vaglio il più possibile rapido dellasituazione, senza tener conto dei possibili riflessi che potevacomportare la sua posizione di denunciante nell’ambito del suostesso ufficio. La prudenza era passata in secondoordine preceduta dalla generosità, lo slancio, il senso deldovere morale. Certo non immaginava quello che si muoveva di occultoe nascosto accanto, sopra e sotto al suo ufficio, frequentato daquasi tutti colleghi certo non eroi né geni, ma perlopiù bravi,carini e pieni di stima apparentemente sincera.
Il primoimpatto con il Procuratore Giovanni Ferrara, con il collegaStefano Pesci ed il Procuratore Aggiunto Nello Rossi (coinvoltodi fatto), fu subito chiaro: preso atto del luogo ove sisarebbero svolti i fatti, sembravano dubitare ma erano ancheirridenti e “criptici”. .
Poteva sembrareche il “senso comune” prevalesse nella loro inizialevalutazione, in aggiunta al giudizio preconcetto sull’imprudenza didepositare la denuncia (che in realtà per il magistratorappresentava un atto di coraggio dovuto) ed ancora alla scarsacomprensione della sensibilità mostrata da Ferraro. C’era e NON POTEVA NON ESSERCI una risposta emotiva ad unfatto così delicato (in realtà poi rivelatosi suscettibiledi ipotesi ancora più grave); tuttavia, secondo le loroapparenti valutazioni era proprio l’emotività a creare un fatto diper sè non esistente, operando così una inversione a priori dellachiave interpretativa. Anche l’allusione diretta a praticheipnotiche presente nella denuncia poteva forse usata come argomentoper rendere ai loro occhi meno credibile la fin troppo sinteticadenuncia presentata da Ferraro. Questa fu la chiave dilettura dell’atteggiamento del procuratore e dei colleghi da partedi Ferraro, che si rivelerà assai ingenua alla luce di fatti ecomportamenti successivi. Le loro “preoccupazioni”apparivano inizialmente ancorate anche alla necessitàdi tutelare l’ufficio, anche se era difficile comprenderel’ampiezza ed il contenuto di tale “tutela”. Rispettando quindiformalmente la loro posizione è più che altro per la difficoltà diinquadrarla, Ferraro rimase in attesa di poter spiegareanaliticamente ciò che si poteva sentire nelle registrazioni e darnele molteplici chiavi di lettura possibili dinanzi all’autoritàcompetente.
Solo inseguito avrebbe scoperto che seguivano un protocollo preciso ed unbrogliaccio ben noto a loro. Lo stesso brogliaccio sarebbe stato“recitato” nel maggio  2011 con domande a tagliopreconfezionato su “caso umano” e “vicenda personale” daimembri della Commissione del CSM particolarmente attivi e certamenteben consapevoli : Paolo EnricoCarfì AVV.Prof. Calvi . E lo stesso taglio sarebbe statostilato e riversato  dall'autore della prima memoria che ne halasciato traccia scritta nel 2010 durante le prime due procedure contentattivi di dispensa ( mail inviata con documento allegato) : ildott. Agnello Rossi aggiuntodella Procura . I tre accomunati da appartenenze politiche e dicorrente omologhe, le stesse di StefanoPesci GiuseppeCascini, gli altri due magistrati della Procuracoinvolti direttamente o ab externis nell'affaire .
Ma torniamoalla vicenda nel novembre 2008.
L’improvvisascoperta di un’imprevedibile realtà sotterranea, inspiegabilenella sua totalità, comportava quindi una logica reazione: Ferrarochiese ripetutamente di procedere al diretto, completo etecnicamente adeguato ascolto delle registrazioni, sottolineandoquanto fosse importante agire rapidamente anche a tutela del minore.Parlò e scrisse di pericolo di reiterazione del reato argomentandosulla situazione comportamentale e sulle alterazioniincomprensibili del comportamento di Sabrina,  che erano già ipotizzabili ad un primo vaglio. Nel contempo continuavaad approfondire il lungo e complesso ascolto delleregistrazioni, traendone ipotesi, qualche deduzione concretaplausibile e dubbi su una realtà più complessa, cercandoseparatamente di acquisire altri elementi di valutazione esterni. Sirecò dal Procuratore cinque volte in un mese,sempre pregandolo di non farsi trarre in ingannodall’apparenza inverosimile della storia, comportandosisempre in modo rispettoso.
Da subitoattraverso un lavoro di analisi corretto il contesto operativo ed ifatti che emergevano dall'ascolto degli audio erano statisintetizzati in una tabella di analisi stilataall'inizio di Dicembre 2008  .
  1. Ogni volta usando le chiavi in casa entrano da un minimo di due donne e due uomini a tre donne e tre uomini più presenza bambini
  2. l’ingresso avviene tra 19 sec ed al più 3 minuti dalla mia uscita
  3. il tutto avviene di nascosto clandestinamente ( vedi file abr 10 e dialogo iniziale esplicito con Katia ma normalmente non vi è interazione con le persone entranti )
  4. il comportamento dei vari soggetti è anomalo ( frasi sussurrate , parole e procedure ripetitive del tutto anomale ) Sabrina di norma non interagisce con i presenti e si trova posizionata al computer in attesa , i presenti spesso parlano a voce bassa e insinuante sinoa achè progressivamente le voci delle persone si fanno più incisive
  5. emergono attività e commenti e emissioni di suoni connessi ad attività sessuali
  6. emerge Inequivocamente uso di sostanze liquide o sniffate
  7. vi è presenza e partecipazione di minorenni
  8. Le modalità di attività sono ripetitive come secondo un modulo ( preparazione del tavolino, preparazione della panca , rapporti orali e non in salone prevalentemente davanti al computer )
  9. il connotato delle attività sessuali è atipico e non vede partecipazione emotiva ma mera attività professionale nei modi ed accenti ( anche le fasi più espressamente sado maso  sembrano recitate e non coinvolgenti ,e vengono sempre espletate in presenza di uomini esterni che interagiscono parlano e chiedono come meri clienti … vedi il Fabio del giovedì )
  10. Durante i fatti Sabrina si continua a comportare anche come una casalinga ( ripone i piatti nella lavastoviglie, passa l’aspirapolvere per terra ) e poi c'è uno " stracci da passare ... " in un contesto agghiacciante dal min 3 e 23 sec in poi .. 
  11. Non vi sono toni esplicitamente minacciosi se non i “ bevi” e ’”hai capito “del sabato 8/11/2008 e le fresi assertive volte a condizionarla del tipo “ ti sbagli “ riferite ad un temtativo di sottrasi a d attività “ ha finito “ “ nò ti sbagli “
  12. viceversa nel file ultimo del lunedì la Sabrina lamenta pressioni ricevute e dice testualmente “ mi volete proprio costringere .. mi volete rovinare .. “.
  13. La organizzazione perfetta del tutto non lascia mai tracce fisiche in casa se non in due occasioni la cenere di sigaro che riconduce all’inquilino di sopra
  14. Le modalità e procedure dei comandi e sequenze di apparente condizionamento della Sabrina emergono in tutte le registrazioni. In quella del martedì pomeriggio anche in uscita dalla casa . Particolare il piglio organizzato e la sequenza degli ordini ultimi, e la organizzazione esterna con avviso immediato del mio ritorno.
  15. Proprio il martedì pomeriggio si sentono comandi assurdi e anche il comando “ ah bedèlta dai “ e il bevi con la Sabrina che indica anche il contenuto della bevanda ( si recepisce chiaramente solo la fine della parola … “...ina “ )
  16. Ai fatti partecipano con certezza persone abitanti alla casa corrispondente al piano superiore ed alla casa al piano sottostante, nonché nella palazzina a lato dx..
  17. Il condominio è militare e vi è presenza di ufficiali dell’esercito e personaggi militari "vari " .
  18. Sabrina fa in tre sequenze distinte un racconto sempre più analitico e riscontrabile anche successivamente MA impostato sul “ mi hanno ritrovato “ ( ?!?! ) con particolari sulle minacce e paura relativamente convincenti ma poco chiari . Peraltro tutti i dati suindicati sono compatibili con il taglio e l’apertura del racconto. 

Dopo pochigiorni gli fu detto “ma a titolo di battuta” che “la donnaera ben organizzata” che “le cose stavano in modo un po’diverso” da come riteneva e infine “toglitidi mezzo da questa storia”. Altresì doveva “smetteredi investigare”. Più tardi, quando evidenziò a voce ifatti più gravi ipotizzabili con l’ascolto, gli fusuggestivamente replicato “ma tu vuoi male a quelladonna...”. Fu accompagnato alla porta subendo il segnaleevidente che comunque non poteva ottenere comecittadino l’approfondimento di ciò che pure emergeva comeipotesi non peregrina e ciò che era dato ulteriormente intravedere .. L’opinione “ufficiale “ sull’approfondimento dellevicende appariva precostituita, ma Ferraro proseguì nel cercare diacquisire elementi ed analizzare i dati disponibili. Troppe cose nonquadravano anche oltre gli atteggiamnti sospetti dei magistratiindicati.
Ripetiamoquanto già evidenziato nella prima parte di questo articolo : almenotre circostanze rendono evidente la malafede di tutti quanti si sonodati da fare nella direzione impressa dall'apparato che vedeva ingioco immagine, la scoperta di attività coperte varie e sinanche laricostruzione di metodologie ed attività passate (nella frangiaeversiva o deviata della Procura di Roma, nel CSM e negli ambientipsichiatrici collegati) e soprattutto nella componente di coloro chehanno preso parte alla vicenda fingendo di ignoraree di considerare vaneggiamenti quanto sostenuto prove alla mano daPaolo Ferraro:
1. Indipendentementeda ciò che ha registrato, capito, ricostruito e saputo PaoloFerraro, la presenza di sètte a coperturaesoterico-satanista (nella Cecchignola, nel territorio a suddi Roma esteso sino ai castelli romani) viene considerata unacertezza dal Ministero degli Interni nel momento in cuiistituisce (con una importante circolare del 1996)la S.A.S. SQUADRA ANTI SETTENella circolare si fainoltre esplicito riferimento ad attività di “destrutturazionementale” poste in atto in alcune tipologie di sètte.
2. Un articolodell’Unità datato 8.11.2006 riportanotizia relativa ad un girodi pedofilia partecipatoanche da sotto-ufficiali militari della Cecchignola e di Roma,in danno di circa 200 bambiniZingari,per il quale vi furono 32 arresti nell’ambito dell’inchiesta"Fiori nel fango" coordinata dai PM Maria Cordova e MirellaCervadoro della Procuradi Roma,e condotta dalla Squadra Mobile, diretta da Alberto Intini. Le primemisure trasmesse per la convalida dalla GIP Maria Teresa Covatta,all'epoca mogliedi Giuseppe Cascini, indaginialtresì ben note a MariaMonteleone chesarebbe divenuto Aggiunto nella Procura di Roma in epocaimmediatamente successiva ai fatti del 2009 ;
3.Nell’ambito della vicendaMarrazzo (coevaall’operazione contro Ferraroemergeil coinvolgimentodel carabiniere Donato D'autilia, già indagato proprionell’inchiesta "Fiori nel  fango 2"L’inchiestarelativa alla vicenda Marrazzo, che vede coinvolto il militare dellaCecchignola D’Autilia (accusatodi ricattare Marrazzo in concorso con altri carabienieri) era gestitada Rodolfo Sabelli e Giancarlo Capaldo. Negli audio della Cecchignolaemerge la voce di un transessuale o comunque voce la cui improntatimbria richiama luoghi attività ed ambienti ( ma era in una casacivile della Cecchignola ).
Tenuto contoanche solo di queste tre circostanze apprendiamo che quantomenonell’ambito della Procura di Roma scenari riguardanti
  • attività settarie a copertura satanista
  • esercitate all’interno del quartiere militare della Cecchignola
  • coinvolgenti militari, appunto
  • comprendenti manipolazione di soggetti con tecniche di controllo mentale (MK-Ultra/Monarch, o comunque definite ed indicate nella circolare del Ministero attività di “destrutturazione mentale”, ed in questo consistono tecnicamente)
  • comprendenti anche attività a sfondo sessuale ma
  • anche con il coinvolgimento di bambini ROM.
  • il tutto anche con finalità di coinvolgimento, ricatto ed irretimento di persone,  con ruoli professionali ed istituzionali particolari
non potevano inalcun modo essere considerati inverosimili, e tenuto conto di chifosse Paolo Ferraro, prodotto di una mente non sana.
Invece erastato costruito  alle spalle del magistrato un contestoalterato denigratorio e diffamatorio nel passato, a sua totaleinsaputa, e sul momento un cerchio che dire allarmato/allarmante egrave sarebbe poco: egli aveva solo avvisato la sua ex moglie S.C. con la quale aveva dissapori gravissimi mai sospettando a chepunto fosse giunta nella esecuzione di un mandato vendicativo.  Leisi era introdotta nel suo ufficio di soppiatto e la trovò“appostata” dietro la porta chiusa della stanza: le aveva dettoquel che sapeva, ma già aveva parlato con qualcuno. Ferraroaveva poi avvisato la sorella (Simonetta  Ferraro) masostanzialmente si era creato un circuito che si può definireeufemisticamente disinformativo circa i fatti personali che loriguardavano. In questo contesto era attivissima l’ex moglie CanaliSilvia, le cui colleganze Ferraro nemmeno sospettava. Sua sorellainvece, d’un tratto divenuta apparentemente convinta che fosse“andato fuori di testa” (non si sa da chi “informata”), sipresentò all’ufficio del magistrato verso i primi del Dicembre2008, previa telefonata, accompagnata dal marito Gianni Nicolosi.Chiese di ascoltare e leggere il materiale che Ferraro aveva nelfrattempo raccolto e con aria fortemente scossa edalterata (mostrando di essere convinta o stata convintadi cose negative a suo riguardo) ascoltòsolo tre spezzoncini in pessime condizioni diascolto (computer privo di adeguata scheda audio e di casseesterne, files non puliti peraltro) ed esclamò “tu stai male,non si sente niente”. Ferraro cercò di calmare sua sorella, lainvitò con il marito in pizzeria, la fece contattaredall’ufficiale di polizia giudiziaria che a titolo di amiciziaaveva ascoltato ed interpretato le registrazioni e che a sua volta leindicò la effettiva esistenza di dati audio e fattiipotizzabili e meritevoli di approfondimento
Tutto inutile:evidentemente o aveva avuto informazioni alterate ed ingigantiteo doveva avere un ruolo ed una parte in questa vicenda dai contornisempre più ambigui.
Questainsistente “informazione” relativa ad un Paolo Ferraro“fuori di testa” si era protratta con costanza nonostanteall’epoca egli lavorasse normalmente, dormissesenza alcun problema, conservasse le normalifrequentazioni professionali e private e fosse soloemotivamente coinvolto dalla delicatezza della situazione (che siricordi coinvolgeva anche un minoreoltre che unadonna da lui un tempo amata e poi vi erano altri ed il minore ROMriconoscibile di primo acchitto dalle registrazioni e pi il dubbo cheemegeva da tutto il contesto intorno alui, un contesto inquinato,atipico , e certamente degno di preoccupata valutazione). 
Ovviamenteil magistrato non sapeva e non chiese a quale PM fosse affidato ilprocedimento avviatosi con la sua denuncia. E in prima istanza nondubitava dell’umano interessamento del collega Stefano Pesciche non gli era mai brillato per sensibilità umana e che era semprestato insieme a Giuseppe Cascini un rivale spesso doppio e intrigante. Lo stesso Pesci fu visto da Ferraro a colloquio con una intermediaeminenza grigia, uno psichiatra tra quelli “di fiducia dellaProcura”, lo stesso che aveva chiesto a Ferraro verso la fine del2005, tramite Pietro Saviotti (allora PM e poi Aggiunto pressola Procura) una relazione-conferenzasul tema diritto alla privacy e dati sanitarisensibili nel settoremedico psichiatrico in particolare.
Nelfrattempo la psicologa indicata dall’avv. Luca Petrucci ( investitodella questione di “aiutare la donna ed il bambino” ), ladott.ssa Daniela Viggiano, prima partecipò ad una convocazioneaccettata dalla donna presso lo stesso Petrucci. Poi venne il 10dicembre 2008 (vedisms del 9/12/08 all.n. 3)ad ascoltare per oltre due ore e mezza le registrazioni (dalleore 14:05, essendo arrivata in ritardo, fino alle ore 16:35)e durante l’ascolto allora più delicato (filenon puliti e trattati come volume)confermò le considerazioni di Ferraro con un solo dubbio residuosulla corrispondenza di una traccia con le annotazionidattiloscritte che corressero insieme e comunque su sua richiesta esuo riscontro. Nonostante si trattasse dei file originari, inpessime condizioni tecniche, trasecolò per alcune voci e presenze inquel particolare contesto, commentando “la cosa è grave...èchiaro che se ne è consapevole la donna non parlerà mai”spiegando le radici psicologiche dell’impossibilità di comunicareed ammettere simili situazioni nonché la ipotizzabile preesistenzadi esperienze proprie traumatiche eminentemente risalenti alla faseprepuberale  ascoltodirettoaudio delle voci e contesto di cui aibrogliacci n. 10,17, 23, 27 e 28 .Peraltro il magistrato non capiva in quel momento perché lapsicologa volesse perlopiù concentrare l’ascolto sulle “attivitàsessuali”: a quelle, tranne memorizzare genericamente mugoliie frasi non equivocabili,  egli non aveva prestato primaalcuna attenzione analitica, considerandoli elementi di contesto,mentre ben altro gli appariva necessario di spiegazioni e analisi.Ferraro passò varie ore ad appuntare su fogli a mano il brogliacciocon indicazione temporale e relativo contenuto, mentresuccessivamente con la psicologa impiegarono due ore e mezzoascoltando e controllando le annotazioni. Se ella non sentiva beneripeteva l’ascolto quattro o cinque volte: in un caso non percepivabene la fine della sequenza...su alcuni stralci rimase lievementeincerta, su altri certa, su altri infine espresse giudizioinequivoco sul contesto.
Lasituazione era kafkiana: da una parte chi aveva ascoltato veramente(il maresciallo di polizia giudiziaria e la psicologa inprimis) valutava, ragionava, concordava, introducevaelementi di valutazione. Dall’altra chi non aveva ascoltato parlavadi una “patologia ” di Ferraro a completa insaputa sua..Curiosamente l’avvocato Luca Petrucci (“avvocatodi fiducia dell’ufficio”) dopo una prima apparentepartecipazione attiva e consenziente rispetto alla valutazione dellarilevanza della questione, dalla seconda metà dl dicembre 2008iniziò a recitare sempre lo stesso schema verbale: “si sentono dellecose…bisogna contestualizzare”. TRADOTTO :solo Paolo Ferraro poteva contestualizzare e chiarire , quindi “senzaPaolo Ferraro” niente contestualizzazione ( si tenga presente chetale dettagliata contestualizzazione è stata poi effettuata in varieriprese da Paolo Ferraro come anche la messa a disposizione pubblicadegli audio e vi sono svariate pagine ed  ore di spiegazionetecnica e scientifica .. inappuntabili ) . . Ferraroapprenderà poi che sin dal dicembre 2008 si era creato una sorta dicontatto diretto continuo tra sua sorella, la sua ex moglie ed unapersona appartenente al contesto lavorativo. La prima asseriva divoler “monitorare” il suo “stato patologico” peraltroinesistente con una invasione della privacy inaccettabile edattribuendogli una situazione mentale infondata. Certamente non fuinterpellato chi gli stava accanto e collaborava concretamente perotto e più ore al giorno né nessuna altra persona diversa daquella unica con cui erano in contatto. Testimoni delreale stato di salute mentale e fisica di Ferraro inveceerano tutti gli altri colleghi, amici e amiche. Ma noncontavano, anche se lo frequentavano per tutto il giorno, nessunochiedeva loro, nessuno verificava. Esisteva un circuito isolatocomposto da pochissime persone solo formalmente “familiari” (cheFerraro non frequentava, salvo la madre delle sue bambine quando leportava ed andava a prendere a scuola il mercoledì e per pochiminuti), da Stefano Pesci e da qualcun altro sopra di lui,silenzioso.
Ferraro decisedi interrompere quel circuito che allora considerava solo unpettegolezzo malato familiare,  squilibrato e sovraeccitato, macuriosamente preoccupato od interessato a metterlo incattiva luce, micro circuito dal suo punto di vista  “inquinante“ (lasciamo immaginare le dichiarazioni di vendetta risalenti al2006-2007 di una moglie in separazione possibile per sua colpa, poiconvertita in consensuale per “indulgenza”), e nonintrattenne più rapporti telefonici con la sorella (sul cui statoe sui precedenti personali non entriamo per rispetto della suaprivacy) la quale lo cercò una volta (nel febbraio 2009)consigliandogli di andare da una psichiatra (!!!??). Non aveva poirapporti telefonici né alcuna frequentazione con ilfratello Marco Ferraro, il quale in un’occasione gli aveva rivelatodi essersi assoggettato ad una lunga terapia presso uno psichiatra opsicologo (LUI IN TERAPIA, non Paolo Ferraro, e per i problemisuoi che coltivava da lunga data verso la figura ingombrante delfratello ). Nel frattempo il magistrato cercò una casa inlocazione e proseguì la vita professionale e sociale. Decise poiulteriormente di allentare i contatti con la sua stranafamiglia passando il Natale con una affettuosa coppia di anzianiabitanti al primo piano della villettina dove abitava, mentrefamigliari e colleghi “interessati” insistevano nel dipingerlocome un individuo isolato e in piena crisi psicologica. Nelfrattempo curava anche gli approfondimenti necessari acapire la situazione: a qualche giorno dalla denuncia tuttoappariva apparentemente fermo ed immobile el’atteggiamento di Sabrina, che era tornata a casa sua “da sola”e dopo essere stata ospitata a casa dei genitori, era radicalmentecambiato.
Allaluce della incomprensibile situazione che lo circondava, Ferrarodecise diregistrare telefonate ed altro: a quel punto troppo non quadrava inquesta curiosa ridda di equivoci, disinformazione etc... Contono più artificialmente sicuro che duro, al telefono la Sabrinadisse che nelle registrazioni si sentiva solo una donna che “scolai broccoli e che canticchiava felice”. (sms vari e Clip audio27.wav nella directory del DVD dedicata a registrazioni audiotra presenti e di telefonate ricevute e fatte). Ferraro replicò comeè dato immaginare, avendo già precisato condizioni tecniche epresupposti tecnologici dell’ascolto. Nellamedesima telefonata, un mercoledì tre dicembre (Clipaudio 27.wav), appena risposto si sentiva sullo sfondo la vocestentorea ed arrogante di un uomo che pretendeva “le chiavi...voglio le chiavi” e alludeva poi al camper di Ferraroparcheggiato nel cortile condominiale. Infatti le chiavi della casaerano state sostituite. L’ex marito, tornato provvisoriamente acasa, con tono palesemente intimidito opponeva un “calma...ragioniamo”. Di certo l’atteggiamento dell’uomo non era quellodi un solerte e rispettoso amministratore di condominio. Né la scusainventata al volo dalla donna imbarazzata e lievementeimpaurita, che tentava di sovrapporre la sua voce per confondere lasituazione, “è il capo scala” era credibile: il nuovo caposcala,un signore per bene di bassa statura dalla voce educata che mi erastato presentato una volta dinanzi all’ascensore, appariva personatotalmente diversa per atteggiamento, modalità dicomportamento, impronta vocale .
Pur da lontanocontinuava a stare vicino alla donna nonostante tutto e lei gliscriveva sms e mail in cui diceva anche di amarlo. Nel frattempo apochi giorni di distanza dal deposito della denuncia, Massimo, amicocarabiniere, comunicò al magistrato che avevano vietato aSabrina di parlargli ed interruppero ogni rapporto telefonico. Ladonna non avrebbe saputo più nulla di tutto ciò che di nuovoaccadeva. E questo già dal dicembre 2008.
Neiprimi dieci giorni di dicembre verso le ore 10:30 Ferraro telefonò aSabrina, di risposta ad un suo sms: gli rispose con lastessa tonalità di voce di cui al file corrispondenteal punto 7 del brogliaccio dicendo con voce insensatamenteflautata “la sètta nonmi ha mai fatto del male.Trasalì alla parola sètta: improvvisamente quadravano le moltefrasi che sembravano caratterizzate da anomalielinguistiche, intonazione anormalmente musicale ocon cadenza metrica anormala nonché duefrasiascrivibili ad un linguaggio medievalistico (siascoltino atitolo solo indicativo i file corrispondentiai punti 3,4, 11, 12, 20, 21, 25, 36 e 15).
Orasi spiegavano anche le presenze e le attività nel contesto cheemergevano dall’ascolto dei file corrispondentiaipunti 10 , 17, 23, 27 e 28. deibrogliacci (ascolto audio NECESSARIO come sempre, perché latrascrizione nonostante la descrizione delle tonalità, improntefoniche ed altro NON E’ SUFFICIENTE ). In particolaretrovavano spiegazione le sequenze con struttura indicabile comedi sospetto carattere ipnotico o condizionamentoprecostituito (vedisolo a titolo di esempio l’audio corrispondente nei brogliacciain. ulteriori 2, 16, e 25 )e le frasi che potevano sembrare pronunciate con tono di comandocui rispondevano “sì” di tipo àtono (vediper esempio l’audiocorrispondentenei brogliacci ai n 5 e. 18 )o il riferimento a  “contratto” da rispettare. Ilsospetto che ci fosse ancora di più emergeva dall’ascolto. Sempread un attento ed approfondito ascolto che invitiamo adeffettuare.
Inseguito le risultanze delle registrazioni sono state confermate periscritto da professionisti e persone che hanno proceduto ad unascolto diretto ed approfondito più volte e con con mezzo IDONEO(all.5 quater).Senza citare altri amici e conoscenti cui Ferraro chiese un parereper verificare la possibilità di un errore valutativo (nonli nominiamo a loro tutela, vista la situazione). Lostesso invito all’ascolto fece Ferraro in forma privata adun magistrato di cui aveva particolare stima, che gliconfermò, pur ad un ascolto su pc radicalmente inidoneo, una purgenerica  valutazione di interesse e peculiarità dei fatti e dipossibilità di utili approfondimenti. Su di lui sarebbe poipersonalmente intervenuto Stefano Pesci segnalandogli un mio statopresunto di disagio psicologico ed invitandolo a prendere atto chedall’audio non si sentiva nulla (loconfermò a me lo stessomagistrato nell’ottobre2010 ).I fatti dovevano esserel'esclusivo frutto di una fantasia malata ( all'uopo gonfiata ecreata la suggestione relativa ). Nella attualeversione brogliacci e video di contestualizzazione integralecon didascalie e brani da  articoli  di approfondimentoconsentono  di ricostruire appieno quanto a sua temporicostruito dal dott. Ferraro[ http://cdd5.blogspot.it/2012/04/3-la-grande-discovery-brogliacci-con.html]. 
Il quadro, dalpunto di vista di un magistrato che aveva semplicementeutilizzato metodo logico induttivo fondato su analisi dei datifonici (implementato con le conoscenze personali, accresciutocon dati documentali sms e mail , arricchito coninformazioni culturali subito approfondite sul fenomeno e sulle suecaratteristiche all 5 ter sopra richiamato)infine culminato con l’acquisizione di circolare del Ministerodell’Interno istitutiva della SAS (squadra antisetta vediall. 6) appariva giustificatamente configurabile, quantomeno comeseria e riscontrabile ipotesi di lavoro (a volerlo sminuire).Ciò che emergeva dall’ascolto dei file audio era analizzabilesingolarmente e globalmente, contestualizzabile utilizzandoanche le dichiarazioni di un magistrato con trenta anni diesperienza (Paolo Ferraro) e corrispondeva allaqualificazione indicata nella circolare con dovizia di ipotesidi reato analiticamente indicati. L’elenco delle fattispecie ètale da riempire varie pagine di un registro generale informatico.
A suffragarepoi tutta la ricostruzione è la riscontrata presenza di resti dirito satanista eseguito su collinetta a distanza di cento metri dallepalazzine di via dei Bersaglieri, vittima una povera volpe. Ritodenunciato ed accertato dal comando dei vigili urbani locali: chiaccertò il fatto dichiarò di essere stato fortemente impressionato(all. 6 bis). Inoltre, molti estraneipotevano sapere e le voci non potevano non essere arrivate allalocale stazione dei carabinieri.
Ilgiorno sabato tredici dicembre 2008 (alleghiamodocumento che oltre ad individuare numerosi profili attinenti ilfenomeno delle sette sataniste addirittura indica perché il giornosabato 13 dicembre sia duplicemente elettivo per laeffettuazione di riti “satanisti”  - sia chiaro, chi scriveda laico non indulge in alcuna credenza e la parola indica la“autoprospettazione” di coloro che fanno simili incredibilidelinquenziali baggianate gravi a coloritura “satanista”  - all.6 ter ) dopo aver ricevuto alle ore 17:15 un smstranquillo (all . 7) Ferraro ricevette alle ore 18:06c.a. il seguente sms (all. 8)
Iovilipesa, data della putt, stordita, dimagrita, spaventata, ci vedluned¥ @.@l@u@n@e@d@¥
SMS  chesi commenta da solo e la cui analisi psicologica,psichiatrica, logica, sintattica, collegata alla conoscenza dei datinecessari per valutare, affidiamo all’intelligenza del lettore, conriguardo anche all’uso duplice e volontario di particolaresimbolo grafico ¥ la cui valenza èpercepibile. Ferraro girò l’sms all’avvocatoPetrucci (all. 8) e alla psicologa, recandosi poi acasa di Sabrina: dall’esterno tutte le persiane erano abbassatecompletamente, sentì all’interno dell’appartamento (la cuiporta esterna aveva una soglia rialzata di almeno 4 cm ed era diconsistenza ordinaria, tanto da consentire ascoltodiretto di ciò che accadeva nel salone fungendo con appoggioauricolare quasi da cassa di risonanza e tanto da far notare cheall’interno del salone vi era solo una luce bluastra bassa)la presenza di più persone con voci già ricorrenti e ciòcui erano intente. Si allontanò e avvisò immediatamente alcellulare la psicologa che invece di attivare solo l’avvocatoavvertì anche Sabrina. Essendosi riposizionato accanto alla portadopo la telefonata alla psicologa, sentì infatti Sabrina rispondereal telefono e comunicare alle persone presenti (“è passato quisotto” con lo stesso tono innaturale che emerge dalleregistrazioni). A quel punto il gruppo si apprestò ad uscire dicorsa: Ferraro si mise sulla svolta delle scale tra il primo ed ilsecondo piano e vide uscire alcune delle persone, due delle qualiaveva in precedenza individuato. Prima di allontanarsi aveva sentitodistintamente dalla porta la voce femminile di una donnaautorevole che rassicurava “stiatranquilla...signora...è tutto a posto”.  Uscito poiin tutta fretta vide uscire all’esterno un piccolo corteo compostodalla donna che aveva pronunciato anche la frase “rassicurante”suindicata (uscita per prima dalla porta della casa) edue uomini giovani che le camminavano silenziosi con contegnorispettoso a distanza di un paio di metri ad ala ( un corteosufficientemente lugubre e atto ad impensierire), tutti diretti versoaltro edificio/scala del condominio. Nelle registrazioni del primosabato, a distanza di quaranta secondi dall’uscita di casa delmagistrato,  si sente la stessa donna che  nella casaformula un flautato e musicale “ si può !?“ dicui all’audio corrispondente al file estratto n. 1 masoprattutto una sequenza diremmo rissima nella quale la donna don unavoce flautata e strana indica “ ma lui stà là aiuta Mary ..ma tu aiuta là “ . .
Nel frattempoFerraro aveva individuato (anche sul presupposto delrinvenimento di un biglietto da visita nella casa di Sabrina quandoancora conviveva con la donna) la psichiatra dott.ssaCanale Marinella, che aveva con quasi certezza avuto conoscenzadiretta di Sabrina (si badi alle espressioni usate da lei unanotte “mi hanno visto tanti psichiatri e psicologi ma non ci hannocapito niente”). A questa psichiatra mostrò la foto di Sabrinae lei confermò che si trattava della stessa donna portatale nelGennaio del 2006 da un amico/cliente di lei perché sofferente. Conalta probabilità: al 90% disse, con riferimento ai lineamentidel viso, alla forma del naso etc, non potendo essere sicura, salvocondizione di vedere Sabrina di persona o in foto che la raffigurassecome le si era presentata due anni prima: capelli scuri portati atreccia e occhi molto azzurri. Questo look era realmente tenuto daSabrina anni addietro, per sua stessa ammissione: Sabrina avevaraccontato di quando portava la treccia e lenti a contatto azzurre eriparlato di ciò proprio nel periodo recente ai fatti, mentre unafoto sua con treccia nera era posta sulla portiera del frigo conpiccolo magnete.
Il caso havoluto che una foto anche di pubblico dominio fatta a suo tempo aldott. Ferraro, ed  ingrandita opportunamente. lasci vedereproprio quella foto fissata sulla porta del frigo .   Questo erasolo uno degli innumerevoli indizi e fatti considerati. Sabrina avevaparlato con la psichiatra delle sue “attività” e diuna situazione ambientale dalla quale voleva sottrarsianche a tutela del figlio, ma anche del fatto che ilmarito nell’ambiente era posto sotto pressione. Laprofessionista riferì le stesse circostanze anche all’avvocato edalla psicologa. Il tutto è testimoniato anche dalle Clip audio30.wav nella directory del DVD dedicata a registrazioni audio trapresenti e di telefonate ricevute e fatte.
Lo psichiatra“consigliato” dall’avvocato Petrucci, che avrebbe dovutosostenere Sabrina e valutare la situazione e le prove raccolte daFerraro, era il dott. Cancrini Luigi, che assume dasubito un atteggiamento fatto di radicale supponenza e tanto assurdoda risultare sospetto a primo impatto.
Ferraroargomentava su dati fonici interpretabili sì, ma innegabili, la cuiesistenza ed attendibilità erano però dallo psichiatrarifiutate a priori. Ferraro illustrava conoscenze e dati acquisitisul passato e presente di Sabrina ma veniva smentito a priori e noncurato da lui. Le telefonate della psicologa e financhedell’ufficiale di pg che aveva originariamente ascoltato leregistrazioni, che gli rendevano testimonianza e conferma, venivano“eliminate” dalla mente "tanto" selettiva di Cancrini.Persino la psichiatra dott.ssa Canale Marinella di cui si è detto,che generosamente si era attivata telefonando e confermandocircostanze riportate da Sabrina, fu liquidata con un “si erasbagliata” e che “verifica era stata fatta” (qualeverifica???). Cancrini parlava con un magistrato di provataesperienza ed intelligenza come avrebbe parlato con un pescivendolo,flautando ironia o atteggiamenti insensatamente paternalistici deltipo " Il Procuratore non vuole" .  . L’atteggiamentodi Cancrini era agghiacciante: non attuava una tecnicaargomentativa volta a contestare razionalmente affermazioni, pervalutare la plausibilità delle affermazioni di Ferraro, ma assumevaun atteggiamento che chiamare “preconcetto” omeglio negativamente preconfezionato è un eufemismo epropinava ad ogni più sospinto una valutazione in radice erronea edistorta persino dei fatti e dei rapporti con Sabrina. A quel tempoFerraro continuava a sentire quest’ultima, la visitava anchesostenendola e lei gli pregava di nascondere la circostanzaallo psichiatra ed alla psicologa (vedi sms e mail allegate indvd). Lo psichiatra effettuò un primo incontro con la solaSabrina e tre successivi incontri (disastrosi) presentiFerraro, Sabrina e la psicologa (che aveva tempo addietro esaminatogli audio con Ferraro) e che restava ammutolita. 
Fu quasidrammatico lo scontro con lo psichiatra Cancrini il quale non gradìla circostanza che la sua allieva psicologa fosse venuta ad ascoltarel’audio (prima negò la circostanza, a scena aperta davantialla psicologa che taceva, intimidita. Poi quando Ferraro mostròl’sms che confermava l’appuntamento e cercò di far dire alladott.ssa tutto ciò che aveva sentito, Cancrini lo impedì. !!!). Aquel punto Ferraro ebbe l’intuizione di sostenere di averregistrato tutto l’incontro. Lo psichiatra storse la bocca,impedì comunque alla dott.ssa di parlare, ma sono rimasticonvinti che l’incontro fu registrato. In seguito si appreseche effettivamente la psicologa relazionò allo psichiatra. Relazionòdi ciò che lei stessa individuò nel corso della seduta di ascolto:contesto sessuale e attività anomale, presenza di non adulti,espressioni vocali e sonore, comportamento vocale ancheapparentemente dissociato di Sabrina. Tutto ciòper lo psichiatra non doveva esistere A PRIORI, non esisteva e nonsarebbe esistito (il motivo di ciò emergerà inseguito).
Terminati i treincontri congiunti di Sabrina e Ferraro presso lo psichiatra Cancrini(svoltisi tra Dicembre 2008 e inizio Gennaio 2009), voluti dalmagistrato a tutela e supporto di Sabrina visto il suo disagio (diSabrina, non di Ferraro, si badi bene). Non avendo ancora interamentecompreso il ruolo di Cancrini nella vicenda e spiegandosenel’atteggiamento in termini di inettitudine professionale piuttostoche di dolosa malafede, si congedò dal professionistarimproverandolo di aver commesso uno dei più gravi edinqualificabili errori della sua carriera professionale(alludendo anche ad un caso di “errore” suo già noto) eche di questo ne avrebbero patito Sabrina ed il figlio.
Nel frattempoFerraro i primidel gennaio 2009 aveva anche depositato presso laProcura la prima perizia fonica circa ilsolo primo pomeriggio di sabato 8 Novembre 2008 (all. 8quater). Perizia data in copia anche a Cancrini enella quale trovavano conferma le parti essenziali delle primetrascrizioni.
D’altro cantoil Procuratore Giovanni Ferrara “invitò” il magistrato adacquisire copia della relazione tecnica dei R.I.S. di Roma (all.8 quater/2). Periziato il solo file ABR4.waw, relativo al sabatopomeriggio, vi si legge “stante la pessima qualità del segnaleaudio a disposizione, che non consente di effettuare misurestrumentali atte ad attribuire con criteri oggettivi e quindi certile frasi ascritte ai vari parlatori e considerando inoltre lasoggettività della percezione uditiva, non si può esprimere ungiudizio di coerenza certa tra quanto trascritto e quanto realmenteudibile ai più, quindi la trascrizione prodotta è da considerare,nella misura in cui la qualità lo permette, come una interpretazioneprettamente soggettiva ma non può certamente essere considerata atutti gli effetti, specchio fedele della conversazione di interesseintercettata.” 
Si dà però ilcaso che molte  frasi siano distintamente pronunciate ad altavoce, dinanzi al microfono e in qualche  caso si possonoudire anche abbassando il volume. Ciò si ripeteva anche negli altrifiles. Quanto sostenuto nella relazione sembrava inspiegabile, ivicompreso il concetto di “specchio fedele”: ma da quando in qua unindizio interpretabile in vari modi deve essere uno specchio fedele?Se è poi vero che una parte della registrazione era riferita adambiente diverso del luogo di posizionamento del PC portatile, è purvero che si poteva tecnicamente elevare il segnale e, convarie manovre di pulizia, almeno tentare di sentire ciò che eranella registrazione vergine difficilmente udibile od udibile in modoincertoNulla di tutto ciò è stato fatto dai R.I.S.,nonostante i potenti mezzi a loro disposizione. Anche per questomotivo è assurdo leggere (all 8 quinquies)quanto sostenuto nel provvedimento di archiviazione del 17/3/2009 cheaveva chiuso il procedimento a suo tempo aperto in seguitoall’esposto alla procura di Perugia. In essa si leggeancora oggi “[…]nessun elemento può trarsi dalla stessa […]e ciò anche all’esito della attività difiltraggio […] Da un’attenta operazione diascolto effettuata dai Carabinieri del Nucleo OperativoTrastevere dei files contenuti nel CD agli atti, emergono frasi,parole e rumori riconducibili alla normale attivitàquotidiana di una persona all’interno della propriaabitazione”. Sostenere che nella registrazione emergono(oggettivamente, tanto da giustificare l’archiviazione)“frasi, parole e rumori riconducibili alla normale attivitàquotidiana” è in contraddizione con l’affermazione presentenella relazione dei R.i.s. di “impossibilità di attribuire concriteri oggettivi e quindi certi le frasi ascritte ai vari parlatorie considerando inoltre la soggettività della percezione uditiva...”.
Oltre a ciò,non si spiega in alcun modo la presenta di molteplici individui (conrelative impronte vocali chiaramente udibili anche nei files nontrattati ed attribuibii a minori anche di etnia ROM )presenti nell’abitazione e la totale mancanza di spiegazione diquesta circostanza da parte di Sabrina.
Nel frattempola donna alternava affetto e negazione radicale, comunicando aFerraro che si batteva per lui (?!) per tutelarela sua persona.
ALLADECISIONE DELLA PROCURA DI CHIUDERE LE INDAGINI IL MAGISTRATO AVEVAPRESTATO ACQUIESCENZA, “GENTILMENTE PRESSATO” IN TAL SENSO, E NONRICHIESE ALLORA LA RIAPERTURA DELLE INDAGINI. Non avevainsistito neanche quando con SMS Sabrina aveva ammesso una versioneedulcorata dei fatti (all. 9) precisando con successivo smsche la verità lo avrebbe condotto al Santa Maria dellaPietà (all 9. bis). Ferraro replicò seccamente conaltro SMS, che lei doveva solo e sempre dire la verità solo laverità (all 9 ter) non cogliendo nell’immediato ilsignificato rovesciato della frase: era il suo conoscere laverità (e non tanto il contenuto di questa veritàchelo avrebbe mandato al Santa Maria della Pietà. Verità che quindilei sapeva e che Ferraro non doveva sapere (quella chepoteva apparire come una ritrattazione era invece un chiaro avviso:“scordati la verità finchè sei in tempo”). Sabrinaquindi, per sua stessa ammissione, era a conoscenza dell’intenzionedi agire per via psichiatrica nei confronti di Ferraro. A conferma diciò nel maggio del 2009, in occasione dell’ultimo incontro delmagistrato con la donna, Sabrina disse con aria ingenua “che cos’èun TSO?”. Ferraro non diede in quel momento importanza alladomanda che per lui non aveva senso riferibile ai presenti, anche sein precedenza aveva sentito nominare il termine casualmente, mentresi recava a prendere l’ascensore in ufficio. La frase da luiascoltata casualmente e proveniente da stanza chiusa limitrofaall’ascensore era “ Sì TSO, va fatto, subito, o cipensate voi o poniamo noi rimedio alla situazione”. Chiparlava era il “solerte” collega Stefano Pesci. IL perchè unmagistrato ordinasse perentoriamente un TSO apriva scenari che sino apochi mesi prima erano impensabili per il dott. Ferraro .
Tra aprile emaggio 2009 nei ritagli di tempo pomeridiani Ferraro aveva proseguitol’analisi dei file, estrapolando solo alcune frasi e datiaudio significativial solo scopo di analisiulteriore (non maturando certezze non verificate)e preoccupato di aiutare Sabrina e darle elementi divalutazione circa la possibile gravità della situazione. Per unascolto adeguato occorrevano mesi di lavoro e il suo stessoimpegno artigianale era ancora incompleto e provvisorio. Manessuno aveva fatto ciò che serviva per capire e ascoltare al megliotecnicamente possibile.
Il solitocollega, Stefano Pesci, che si “interessava umanamente” a talivicende, negava che si sentisse alcunché ma controllavase Ferraro approfondisse la situazione chiedendo informazioni (“haidato incarico al fonico di trascrivere e filtrare anche tutti gliaudio ? Non hai raccolto firme di persone che hanno sentito l’audio?”). Non possiamo sapere cosa lo spingesse a sapere cosespecifiche, ma era un monitoraggio “puntuale”“ non su “sefacessi” (quello  si spiegherebbe con una ipoteticapreoccupazione su un mio insistere su una cosa infondata e assurda)ma proprio su cosa di specifico e concreto facesse e su qualirisultati in ipotesi raggiungesse.
Ferraro a queltempo era sempre all’oscuro di ciò che accadeva alle suespalle e che si concretizzerà a breve.
Il fratello ela sorella del magistrato avevano nel frattempo consolidato di nascosto  contatti con lo psichiatra LuigiCancrini, e con lui effettuato più incontri probabilmente nelGennaio/Febbraio e forse primi di Marzo 2009 (di ciò darànotizia orale il padre, Ferraro Gino, ma solo nell’Agosto 2010n.d.r. e poi molto dopo consegnando un diario prezioso al figlio ).Quel che è certo (sempre per testimonianza del padre) è chetali incontri ebbero come oggetto la “malattia mentale”di Paolo Ferraro.
Unparticolare significativo: nell’ambito delle sedute già citate(dicembre 2008 – gennaio 2009) nelle quali il dott.Cancrini su mandato del dott. Paolo Ferraro avrebbe dovuto assistereed aiutare la donna della Cecchignola:   questi in un’occasioneaccennò ad una telefonata col fratello del magistrato. Ferrarodisse che era la cosa più sbagliata che potesse fare e Sabrina a suatutela rincarò la dose, spiegando chi fosse il fratello secondo leie che rapporti ci fossero. Lo psichiatra sorrise, in modo nonbenevolo e compiaciuto. In una delle tre telefonate dei primi giornidall’uscita di casa del magistrato dopo le registrazioni e ladenuncia, Sabrina singhiozzando aveva detto quasi balbettante“non credere, non credere a quello che dice tuo fratello”. Fraseassai vaga e non completamente comprensibile,  in quel momento.
Nel maggiodel 2009 Ferraro portò le trascrizioni e l’audioselezionato a Sabrina (selezione parziale): all’ascoltorimase molto colpita e/o molto preoccupata, riconoscendo varie frasisue e cercando di riconoscere o fingendo di voler riconoscere frasialtrui (oppure riconoscendole...).
Èimportante precisare che i dialoghi sms e mail conSabrina furono reciproci e si protrassero sino al maggio2009, quando il magistrato decise di troncare anche questidefinitivamenteStranamente, in assenza di querela daparte di Sabrina fu infatti aperto un procedimento presso laProcura di Perugia nei confronti di Ferraro per “stalking” (vediacute valutazioni nel provvedimento archiviazione del procedimentodisciplinare, che sottolinea anche la rapida archiviazione delprocedimento di Roma all. 5 precit.).
La perseveranzadi Ferraro nell’analisi delle registrazioni, tenuto conto anchedell’allora inspiegabile superficialità dei R.I.S. edell’immediata archiviazione del procedimento apertosi conl’esposto del magistrato, non significava a quel tempo che eglipretendesse di giungere ossessivamente alle conclusioni ipotizzate.
Egli in quelmomento ancora non immaginava che tutte le circostanze e gli straniatteggiamenti di chi lo circondava (letteralmente), che pure avevanotato, erano finalizzate alla sua eliminazione per via psichiatrica.Tutte le attività del “circolo” erano volte alla costruzione diun profilo di personalità distorto e falsamente patologico di PaoloFerraro. La stessa   vicenda e l'incontr conla donna, presentatada magistrato addetto al MInistero degli Esteri, RobertoAmorosi, della medesima cordata  "giudiziario-politica"di Pesci , CasciniRossi, CarfìCALVI
"Aconferma di ciò anche le seguenti circostanze:
  1. Sabrina aveva ricevuto istruzioni dallo psichiatra Luigi Cancrini (che, si ricordi, Ferraro stesso aveva investito dell’incarico di fornire aiuto alla donna) e dalla psicologa (la quale con un curioso revirement sembrava aver silenziosamente omologato la sua posizione allo psichiatra) di non frequentarmi e non telefonarmi o scrivere. Ovviamente accadde tutto l’opposto, ma la donna si guardava bene dal farlo sapere. Era Ferraro stesso ad accompagnarla da un altro psicologo presso Piazza Re di Roma, a darle passaggi in auto, cercare dolcemente di farla aprire e sostenerne la grave situazione.
  2. In secondo luogo Sabrina gli raccontò di tre esami testimoniali (o meglio dichiarazioni rese): uno lunghissimo e registrato, seguito in particolare da una serie di domande intime o legate alla  vita del magistrato, al suo rapporto con le figlie, alle sue abitudini e così via. È lecito ipotizzare che almeno uno di questi esami fossa una raccolta di informazioni non ricollegabili ad attività giudiziaria o di polizia giudiziaria. Non si tratta di ipotesi peregrina, non foss’altro perché dopo aver negato la consistenza dell’esposto di Ferraro non c’era motivo di sentirla altre volte. Inoltre le domande riferite da Sabrina per come le erano state poste non apparivano formulate da un PM. In una missiva della Procura alla IV Commissione disciplinare si riporta che Sabrina dinanzi alla polizia giudiziaria della Compagnia Trastevere avrebbe alluso nel Giugno 2009 a comportamenti inquietanti ed allarmanti di Ferraro (mai avuti), facendo lei un curioso esposto temporalmente posizionato in modo tale da accavallarsi al sequestro di persona e da fornire materia ( capziosa) per avviare un procedimento contro il magistrato “investendo del caso umano il CSM “.;
  3. In terzo luogo, lo psichiatra Luigi Cancrini che la aveva dal punto di vista mio portato per mano la donna a negare ogni cosa intrattenne (proabilmente tra Gennaio e Febbraio 2009) a detta di Sabrina (che teneva aggiornato Ferraro - ?!) una serie di scambi mail, in cui stilava una sorta di identikit psicologico del magistrato letteralmente appiccicato, attribuendogli tare paterne (tema attinente piuttosto alla situazione psicologica della sorella, che il padre non vede da anni e che non cerca, salvo lontane eccezioni natalizie: come fosse stato trasferito il tema dalla sorella al fratello...) e varie altre diavolerie da armamentario manualistico, astrattamente formulate come ipotesi, senza averlo mai sentito su nulla di tutto ciò, senza aver avuto alcun incarico professionale riguardante la sua persona, violando la sua privacy ed intrattenendo per molteplici sedute i suoi due “familiari” (sorella e fratello, come già detto) e arrivando infine a coinvolgere anche due figli del primo matrimonio. Possibili ipotesi furono formulate a voce anche dinanzi al  padre, condotto in incontri del Giugno 2009 (si noti prima di allora non fu mai sentito né informato della vicenda) ma che non ha saputo/voluto essere più preciso in proposito.
Sabrina, lungidal credere alle assurde prospettazioni dello psichiatra purgravemente manipolata e condizionata . continuò a cercare Ferraro ead incontrarlo ovviamente sempre più di rado . Talvolta  sembravaperò prestare formale ascolto al sopra detto professionista: in dueo tre mail comunicò al magistrato il quadro di riferimentovalutativo “propostole” dallo psichiatra. Inoltre la donna,quando incontrava Ferraro si preoccupava ossessivamente che non fossenotato dai condomini del palazzo, i quali secondo le risultanze delleregistrazioni erano anche i protagonisti delle vicende: in essesi può udire l’ingresso nella abitazione delle persone a distanzadi pochi minuti o di poche manciate di secondi (in un caso a 23secondi) dall’uscita di Ferraro. Era una sorta dioccupazione pressante e continua, confermata quindi implicitamentedall’atteggiamento di Sabrina. Se quanto desunto dalleregistrazioni fosse stato frutto un delirio paranoide e quindi deltutto falso, i condomini non avrebbero dovuto destare alcun interessein Sabrina, essendo "apparentemente" del tutto estraneialla sua vita. Comunque il dott. Ferraro consapevole del più chepoteva nascondersi dietro alla situazione aveva deciso di nonrientrare più in quella casa . Incredibilmente il Procuratore diRoma, un giorno con fare da buon padre di famiglia lo invitò arimettersi con Sabrina " è una brava ragazza" e lo stessocanovaccio aveav seguito  nel gennaio 2011 nientepopò di menoche lo stesso Cancrini . La mia risposta secca : "ma che dice ..sono un magistrato .. ma non ha capito che situazione è quella ..?!" lo lasciò  infastidito e contrariato . 
Nel periodomarzo-maggio 2009 Ferraro si recò da uno psicologo, il dott. PaoloCapri con l’obiettivo esclusivo di sottrarsi allasituazione affettiva , avendo egli scelto per ovvimotivi di allontanarsene, consapevole dei rischi che per puragenerosità poteva correre. Lo psicologo ravvisò uno stato dipreoccupazione significativo, seguì la storia, confermò diravvisare esclusivamente uno stato di ansia accumulato del tuttoconseguente e naturale vista la situazione. Condivise ed accompagnòla scelta poi definitiva del magistrato di non continuare a battersiper salvare una persona da lui definita “pericolosa”,gioendo per la notizia che aveva deciso di avere una nuovacompagna. Avrebbe detto poi che null’altro avevariscontrato, comunicandolo per telefono al consueto solertepsichiatra Luigi Cancrini che invece contattandolo gli avrebbe “diagnosticato”  - in assenza di Ferraro ed in assenzadi incarico professionale riguardante la sua persona, mancando divalutare i dati oggettivi da lui prospettati e dopo non averlopiù visto né sentito per cinque mesi (!!!) - che di delirio epsicosi si trattava imponendo  tale suo pensiero-diktat alsuddito psicologo. Tutto ciò, riferito dallo psicologomedesimo interpellato successivamente, avveniva un giornoprima del fatto o in concomitanza del fatto che ci apprestiamo araccontare.
Perchèuna psico-setta pseudo-satanista non doveva esistereproprio lì, nel cuore della cittadella militare della Cecchignola,dove erano statetrovate tracce all’aperto di rito,dove persino la circoscrizione aveva denunciato sparizione sospettadi animali e gatti anche dagli abitanti associata a questa presenzainquietante di cui si vociferava. In una città dove di settesataniche ne sono state monitorate almeno cinquanta. Perchè lapresenza di ragazzini nel contesto che si ricava dall’audiodoveva essere inesistente, perchè un magistrato che conoscevapersonalmente la donna, che ne sapeva individuare la completaalterazione vocale e comportamentale, che aveva raccolto decine edecine di indizi e prove, audio documentali, dichiarazioni,indicazioni su possibili personeche avrebbero potuto testimoniare,doveva essere/diventare un visionario pazzo??? Oggisappiamo che “Il Santa Maria della Pietà” cui alludeva Sabrina èuno strumento di potere, organicamente “arruolato” ed utilizzatoper eliminare eventuali minacce (compresii fuoriusciti da queste organizzazioni, oltre che eventualiinquirenti come nel caso di Ferraro).
II. ILSEQUESTRO DI PERSONA DI UN MAGISTRATO DI CASSAZIONE CHE SAPEVATROPPO. INTERVENTO BLITZ CON "PROPOSTA” DI TSO ILLEGITTIMOIMMEDIATO. ACCOMPAGNAMENTO COATTIVO AL SANT’ANDREA.

Attuato da unasquadra operativa composta dalla “solita” psichiatra (operativanella ASL RM E che attua questo tipo di blitz – si rammenti chequanto capitato a Ferraro è paradigmatico di un’attività posta inessere ogni qualvolta le circostanze lo necessitino), dal“solito”  medico alei appiato, tre infermieri, duevigili urbani.  Gli operatori accompagnati dal figliolegale del magistrato,  Fabrizio  Ferraro (che neva ad oggi traendo benefici di carriera e posizione evidenti), mentre nascosti al piano terra stradale i due fratelliminori di Paolo Ferraro (uno potente avvocato e l’altra impiegatapubblica sulle cui caratteristiche personali stendiamo un velopietoso). La trappola era invece coordinata dalla moglie separataSilvia Canali,  avvocato ed interna a quegli apparati e piùin alto coperta per benemerenze antiche e nuove parentele. Glioperatori  costringono di fatto Paolo Ferraro,  appenatornato dal lavoro a casa dove viveva da solo, a seguirli.
Viene stilataal volo una falsa certificazione e non solonon vi era alcun provvedimento tantomeno convalidato ma nemmeno unminimo presupposto legale o di fatto. 
Ciò nonostantePaolo Ferraro non poteva opporre resistenza perché così facendoavrebbe fornito il pretesto per regolarizzare l’operazione.
Ma a questopunto è utile ripercorrere gli avvenimenti nel dettaglio, comeriportati in prima persona dal magistrato nella memoria presentata inProcura nel 2011.
Ilmartedì 19 Maggio del 2009 mi recai al lavoro verso le ore 10:30(avevoimpegno di spesa da adempiere prima) etornai a casa verso le 15:30. Salendo per le scale che portano alsecondo piano della villetta in cui abitavo (alprimo piano viveva una gentile coppia di signori anziani)una volta arrivato sul terrazzo grande su cui dà la porta della miaabitazione notai la sdraio da me utilizzata il giorno precedente perprendere un po’ di sole, completamente incenerita. Subdorai da chipoteva essere arrivato il “pensiero”, chiesi alla signora delpiano di sotto se e quando avessero sentito odore di bruciato. Micomunicò che avevano notato l’odore verso le ore 12:30. Decisiquesta volta di recarmi alla locale stazione CC e feci una meradenuncia anòdina ed equilibrata (all. 12) senza neanchealludere a possibili riferimenti. Precisai solo, insospettito dallacircostanza, che risultava sottratto e non bruciato l’asciugamanoposto sulla sdraio, su cui mi ero poggiato senza maglietta perprendere il sole il giorno prima. Appena tornato a casa giunseun colonnello, credo della Compagnia Cassia, accompagnato da dueufficiali, che di sua iniziativa, avvisato sempre di iniziativa dallastazione CC Prima Porta., intendeva effettuare un sopralluogo.Accolsi la gradita iper-tempestiva visita: effettuarono sopralluogo,rilievi fotografici e repertamento della sdraio integralmentebruciata. Nel recarci all’esterno trovammo insieme sull’altrolato del terrazzo un sigaro posizionato o comunque situatoesattamente al centro di mattonella. Non l’avevo visto prima né ioné lo avevano visto gli stessi operanti. Anche il sigaro furepertato. Io nel frattempo mi ricordai che conoscevo nella palazzinadella Cecchignola da dove ero andato via persona che fumava spesso,vistosamente all’aperto proprio un sigaro che mi sembrava di queltipo. MA nonostante la associazione mentale vi fosse stata,nonostante il fatto seguisse di pochi giorni la conoscenza dell’audioestratto da parte della donna e di qualche giorno una mail di“saluto” tutta da leggere, volutamente non ne parlai alcolonnello: mi guardai dal farlo, perché il fatto, più che come unaintimidazione o minaccia mi suonava curiosamente più come unaprovocazione finalizzata ad una mia reazione. Il colonnelloentrò in casa mia, da me invitato, vide che ero incerto epreoccupato sul parlare o no del sigaro, insistette cortesemente: iopiù volte non portai a compimento alcun discorso sul punto,finché con una intuizione o colpo d’ala mi chiese diretto“ lei ha mai avuto a che fare con sètte sataniche?”. Ionon risposi esplicitamente, dissi che potevo solo dire cheavevo scelto di allontanarmi dalla abitazione di via dei Bersaglieriotto mesi prima, e che avevo denunciato “fatti” alla Procura diRoma, "non creduto" (questo era il mioconvincimento parzialee dubitativo).
Nel frattempodecisi di far ascoltare le registrazioni a mio figlio Fabrizio (cuiavevo tentato di spiegare la vicenda in due telefonate precedenti)e comunicai il fatto per telefono prima alla mia ex moglie e poi amia sorella il pomeriggio del giorno dopo l’accaduto. Da parte dimia sorella trovai incredulità e fastidio, atteggiamento similetenuto anche nelle due telefonate dei mesi precedenti. Nessunaallusione ad altro, mio figlio solo manifestò una incredulità taleda impedirgli di ascoltare anche ciò che era ascoltabile con ilrudimentale strumento del lettore CD di una auto.
Qui debbo farel autocritica : cercavo di far capire la situazionee non riuscivo a capire perché non comunicassi su quel piano,cercavo forse comprensione affetto lealtà da chi poi ha dimostratola totale assenza di tali sentimenti nel modo che appresso dirò. Farpartecipare e sentire i miei parenti era diventato importanteperché mi sentivo negato nella mia identità storia erealtà. Una reazione psicologicamente debole? Forse si, anzicertamente, ma comprensibile.
Il mercoledìmattina successivo mi recai in ufficio e avvisai del fatto ilProcuratore ed aggiunto che era presente: dissi con tono un po’irruento, ma non aggressivo, che quel sigaro aveva un possibile nome,che feci, e che ora mi era successo un fatto in casa e l’ipotesi diattribuzione del fatto a quelle persone era probabile (anzi, pertentare di aprire una disponibilità manifestai una “certezzamomentanea”) e che quelle persone (ne avevo individuato nelleregistrazioni, tra nomi pronunciati e voci dirette, un numerooscillante tra 11 e 12 di vario sesso ed età) sapevano bene chele potevo conoscere in parte ed avevano perfino sentito le loro vociregistrate (quando nel maggio 2009 consegnai il CD a Sabrinasapendo, se la mia interpretazione era corretta, che a quel puntoavrebbero potuto uscire allo scoperto, non immaginando peròcome).
Mi allontanaidicendo che ora dovevo pensare a tutelarmi, non senza aver fattoleggere la denuncia al Procuratore. Poi parlai con l’aggiunto NelloRossi e il PM Stefano Pesci che ancora seguivano “affettivamente”la vicenda, ripetendo senza tentennamenti ed in modo deciso che aquel punto dovevo andare a far presente la possibilesituazione a Perugia e che poteva uscire all’esterno lastoria, allusi ai giornali precisando “non sono scemo, non miesporrei mai personalmente” significando poi che mi stavo solosfogando della situazione nella quale mi ero infine trovato.
Il mercoledìpomeriggio mi recai dalle mie bambine per portarle a casa all’uscitadella scuola: non trovai una delle due figlie all’uscita perché lamadre si era letteralmente dimenticata di avvertirmi che era in gitascolastica. Le telefonai ovviamente allarmato: mi risposeinizialmente “come, non c’è ?” io confermai ancora piùallarmato “non c’è!!!” poi mi disse “ma sta in gita”. Questoepisodio si sarebbe poi trasformato in questo modo e così riferito:io avevo detto che mia figlia era stata rapita dalla settasatanica. Una falsa oscenità, inventata probabilmentein uno stato di isteria o in mala fede. Io nonavevo mai pronunciato quelle parole, e neanche per un istante avevopensato una scemenza simile!!!
La sera stessacomunque due amici (Fabio ed Angela) su mia richiesta telefonaronoalla mia ex moglie esponendole che nelle registrazioni era udibilequanto sostenevo. [...] Questo perché cercavo solo di farcapire ai miei presunti “famigliari” una realtà da lororifiutata e  perchè ovviamente presumevo una pur assurda loro “buona fede”.
La sera, versole 20:45, mentre ero in macchina fui raggiunto telefonicamente da miasorella che cercava insistentemente di sapere dove fossi. Ricordoancora il tono insistente e falsamente vellutato delledomande . Doveva assolutamente sapere dove mi trovavo in quelmomento [...] Dissi semplicemente la verità (stavo andando a trovareun amico) non senza essermi chiesto il motivo di quellainsistenza..
La sera delGiovedì avevo un appuntamento a cena con la mia compagna di allora.
Alle ore15:21 mi aveva telefonato la ex moglie dicendomi di volerascoltare le registrazioni; in fondo, pensai, le avevo stimolato lacuriosità: forse si era rotto quell’incomprensibile muro disilenzio e rifiuto. Mi ritelefonò poi in ufficio dopo un’oracirca, chiedendomi la conferma della mia presenza in casa alle ore18:30. Mi richiamò una terza volta alle ore 18:10 al mionumero di casa per assicurarsi che fossi in casa ad attenderla. Sonopreciso sugli orari perché li trascrissi subito, nelle condizioni enell’ambiente che indicherò, mentre scrivevo una prima bozza diatto a seguito di quanto avevo subito.
Alle 18:45 inlieve ritardo arrivò a casa la mia ex moglie (i cui rapporti con meho già precisato). Chiese di sentire le registrazioni, posizionai unCD di file non ancora definitivamente puliti sul lettore, iniziò adascoltare fingendo interesse. Dopo pochi minutisentii suonare alla porta.
Erano dueinfermieri, due vigili urbani, un medico, una psichiatra mai vista,mio figlio Fabrizio (del primo matrimonio - anche lui coinvolto!perché?) . Entrarono ed io allibito capii che stava succedendol’impossibile. La mia ex moglie si defilò in silenzio, senzasalutarmi e strinse però la mano alla psichiatra con un salutodi intesa (!!!) . Rimasi calmo nonostante tutto, anzi ricordoche pensai istantaneamente “se è quello che penso non ho alcunmodo giuridico di difendermi. Ma è tutto assurdo ed illegittimo”.Ripassai mentalmente le mie nozioni teoriche sulla privazione dellalibertà mediante la procedura del TSO e dissi, dopo aver salutatotutti i presenti con educazione, per prima cosa ai due vigili urbani“ vi prego di rilevare che io sono perfettamente sano,tranquillo, equilibrato e di annotare tutto ciò”. Poi dissi cheavrei voluto immediatamente illustrare una querela facendo cadere ildiscorso, subito (come facevo in quelle condizioni a motivare infatto, non sapendo nulla, solo  il diritto mi era chiaro già inquel momento). Chiesi di poter fare una telefonata a mio padre, chetrasecolato (ma solo perchè l’iniziativa non era passata per lui) cercò su mia richiesta di chiamare il 112 senza riuscire atrovare un interlocutore solerte. Peraltro era del tuttogiustificabile la indicazione di una impossibilità adintervenire in un contesto così come descritto da mio padre altelefono. Un infermiere robusto mi aveva seguito mentre mi muovevocompassato e rispettoso, fino al telefono, con atteggiamentovagamente duro e pronto ad intervenire (in caso di inghiottimentosubitaneo della cornetta, mi si passi la battuta …). Poisedetti al tavolino del salone e con calma chiesi alla dott.ssale ragioni della sua cortese visita, di declinarmi cortesemente ilsuo nome per averne conoscenza. Ricordo che disse De Minnis oqualcosa di molto simile. Alla medesima dissi solo “ Leassicuro che sono perfettamente compos mei, non ho nulla, non hofatto nulla. Non ho mai avuto nulla. Sono calmo e sereno, attendo lamia compagna per andare a cena fuori. Sono in perfette condizioni disalute fisica, privo di qualsiasi patologia che possa giustificare inalcun modo un TSO, non ho mai avuto alcun disturbo, dormo e vivoregolarmente, lavoro tranquillamente ”. [...] Poi stilò sulmomento un certificato. Una “diagnosi” fattain seguito all’ascolto compassato di un uomo colto e calmo cheparla per poco più di di due minuti, fondata sulla nonconoscenza mia e su qualcosa che evidentemente le era stato detto dachi, come, perché non lo potevo sapere. Il tutto a fronte di unaipotetoca “chiamata” al 118 priva di senso. Gli infermieri e ivigili urbani erano per la verità un po’ intimiditi dalla stranasituazione, pronti ad intervenire,  in caso di mia opposizione oresistenza. Discesi le scale di casa affranto, in silenzioe umiliato subendo l’accompagnamento coattivo eravvicinato dei due infermieri, uno dei quali (proprio il robustocontrollore diretto) era divenuto già dubbioso, quasiaffettuoso. Entrai in autoambulanza diretta al reparto psichiatricodell’Ospedale Sant’Andreacontro la mia volontà, e nonpotevo oppormi: sapevo bene quali pericoli ulteriori potevo correre.Poi avrei saputo, a distanza di tre giorni, che ero atteso al SanFilippo Neri ma non vi erano al momento posti disponibili.
In stato dicostrizione, cioè contro la mia volontà coartata,rimasi in sala di attesa dell’ospedale con tutto il corteo che miaveva “gentilmente accompagnato” e che ormai neanche più micontrollava tanto ero composto e tranquillo fuori (dentro di medisperato dalla incomprensibile situazione) che lo stesso infermiereindicato prima infine mi disse, “non ho mai visto una situazionedel genere” e poi “stia attento, la dottoressa ha insistito perfarle dare il codice rosso...” ( sarebbe l'urgenza per la gravitàdel paziente ). Lo ringraziai con dolcezza.. Gli chiesi anche diricordarsi tutto e di dirmi il numero della autoambulanza. Poi da medimenticato, perché non annotato subito. Ma lui di me si ricorda,certamente.
Verso le ore21:00 erano in fila davanti a me a distanza di dieci metric.a mio fratello (che non sentivo da anni) mia sorella (cheavevo sentito per telefono poche volte nei precedenti mesi), lamia ex moglie e mio figlio Fabrizio. Attendevano che fossieffettivamente ricoverato, mi guardavano da lontano e comunque non miparlavano. Ricordo solo uno sguardo ad un certo punto che nondimenticherò mai, ed una mossa, un sorriso che non oso definire…
Verso le ore22:00 piombarono  una   mia amica  di allora,Angela (la quale, per inciso, aveva ascoltato e valutato gliaudio, rabbrividendo alle presenze riscontrate) e un mio amicofraterno, Fabio Ravagnani, da me informati al cellulare. Mentreparlavano con me, gli altri, in particolare mia sorella, guardavaAngela con disprezzo vistoso. La mia compagna diallora mi raccontò poi l’atteggiamento da lei subito ad operadi mia sorella. Continuai a rimanere calmo, cercando di capire lasituazione, raccontai allo psichiatra dell’accettazione chetutte le persone familiari presenti, ad eccezione di mio figlio,avevano gravissimi antichi dissapori loro e problematicheloro, e che io non ne avevo con loro e che non sapevo che cosapoteva essere successo. Lo psichiatra dell’accettazione annotò cheprospettavo come nemici i familiari ( ?!?!?! ). Nonconoscevo la logica psichiatrica: dire che non avevo problemi io coni mie fratelli ma loro con me era dire che li vedevo come nemicimiei. Una equazione arbitraria, a me parve: io non avevo maiprovato alcun sentimento negativo nei loro confronti e il lorograve conflitto psicologico nei miei confronti non mi coinvolgeva, maera arcinoto persino alla mia ex moglie . Verso le ore23:30 infine entrai nel reparto psichiatrico dopoessere stato costretto a convertire a mia tutela ilsequestro subito  in  proposta di TSO “volontaria”.Quale volontarietà ci fosse in quella situazione è datoimmaginare a CHIUNQUE: era una scelta coartata .
I miei“parenti” si erano allontanati un’ora prima, certi delmio ricovero. I miei amici mi accompagnarono alla porta. Io dissiloro di stare tranquilli, che la verità sarebbe emersa prima o poi.A distanza di due giorni dalla denuncia di un fatto e di un giornodalla mia comunicazione del fatto, venivo di urgenza ricoverato,privato della mia libertà per oltre tre ore e infinecoartato ad usare come strumento difensivo un “ricoverovolontario” a fronte di una mera proposta di TSO RADICALMENTEINFONDATA ED ILLEGITTIMA eseguita con modalità e forme illecite .
Richiamo solole seguenti circostanze: il TSO può essere ordinatoesclusivamente dal Sindaco, in presenza di due certificazionimediche che attestino che : 1) la persona si trova inun stato di alterazione tale da necessitare urgentiinterventi terapeutici in costanza di una diagnosi fondata  2)gli interventi urgenti e necessari siano stati inprecedenza proposti ed espressamente rifiutati 3) non siapossibile adottare tempestive misure extraospedaliere . La propostadeve essere concretamente motivata ex ante, poi, istruita,il provvedimento del Sindaco  ( per principio normativo ecostituzionale ) vagliato anche dal giudice tutelare . 
Io quindiNON STAVO  SUBENDO   UN TSO ma  una coercizione inassenza di alcun contatto con psichiatri o medici, inassenza di qualsiai pressupposto sostanziale e formale, senza alcunprovvedimento e attraverso una falsa certificazione redatta al volo.Ma ancora non sapevo l'altro, sapevo solo che la attività illegaleera stato effettuata in forma di blitz immediato eche avevo saltato la cena in pizzeria con la mia compagna .
Ma dopoavrei cercato di capire, dopo tutto quello che ho poi passato.
I primi duegiorni e mezzo, tanto era grave la mia situazioneche passavo tutta la giornata fuori delreparto, chiacchierando serenamente all’esterno dell’ospedalecon i miei amici. Nulla mi fu dato: mi chiesero sevolevo un sonnifero e risposi che dormo, ho sempre dormito e avreidormito. Decisi di fare domanda di congedo ordinario (non pernon aggravare l’ufficio, come si legge nella dichiarazione chemi fu “proposta” per difendermi nell’ambito dellaprocedura per dispensa dal servizio, ma per tutelarmi perchéNON avevo bisogno di interrompere il flusso delle ordinarieassegnazioni e perché all’inizio presi letteralmente la cosa comeuna breve sgradita vacanza obbligatoria).
Fu un mioamico, Fabio Sirgi, che addirittura mi accompagnò in macchinafino a casa per prendere i miei vestiti e la documentazione cheritenevo indispensabile a chiarire ogni equivoco. I miei fratelli chemi volevano tanto bene erano spariti. Ritornai all’ospedaleaddirittura con la mia auto.
Mi venne atrovare il personale che lavorava con me: la dott.ssa AlessandraCarloni, Amedeo Gnocchi, Antonio Vitello, Goracci Donatella. Tuttistorditi, stupiti e scioccati da quello che accadeva.
I TEST tuttisubito fatti rivelavano uno stato di perfetta e completa salute deiPaolo Ferraro e sarebbero poi un giorno stati fatti sparire da unacopia atti richiesta e trasmessa al giudice civile di ROMA . Ilperchè è evidente ed il fatto certo ( difatti l'archivio dellastruttura stampa da file digitale e solo una selezione ad hoc od unastampa selettiva da cartaceo consentiva di tentar di far sparire iTEST ). Ma ne avevamo una copia integrale dei documenti fatta intempi antecedenti
Venne invecedi nascosto presso la struttura la mia ex moglie che chiesesempre di nascosto da me la mia “certificazione, perportarla in ufficio”: così aveva motivato al medico chiamatoall’esterno. Io avevo chiesto le ferie e spiegai brevemente almedesimo medico che mi aveva avvisato della circostanza, che nonpotevano accedere ad una tale richiesta e gli chiesi di “respingereal mittente la richiesta” segnalandogli la necessitàdi ricordarsi della richiesta orale fatta. Ricevetti addirittura unaincredibile telefonata dal marito di mia sorella, che mi invitava aprodurre la certificazione medica che serviva all’ufficio. Lotrattai con sussieguo e distacco. Perché insistevano cosìtanto su questo particolare? [A distanza di dieci mesi circa la miaex moglie sbottò in una frase che mi lasciò esterrefatto: “ pureal procuratore hai fatto vedere la relazione degli investigatoriquando ci siamo separati” e solo due mesi fa ammettendo la suapartecipazione al blitz, peraltro evidente “me lo chiese unapersona autorevole”. Non so da chi potesse sapere che ineffetti feci vedere quella relazione investigativa che la riguardava,se non dall’unico soggetto a conoscere la circostanza a parte me.]
Il giorno dopovenne a farmi visita inaspettatamente il collega dott. FilippoVitello. Nessuno sapeva nulla, tutto era stato tenuto accuratamenteriservato a tutela della mia privacy (?!) ed in realtà dellaoperazione,  ma egli aveva saputo che ero ricoverato e dove. Nonlo vedevo che di rado in ufficio se non una o due volte a settimana,di solito dinanzi alla macchinetta del caffè o quando l’uno ol’altro avevano bisogno di tabacco per la pipa. Alcollega raccontai brevemente la assurdità della situazione eforse dissi qualcosa di più sulle ipotesi che andavo facendo.
Il nome delcollega compare in una missiva che fa parte del fascicolo perdispensa “ Ho saputo dal collega FilippoVitello che…” (all. 17).
Ora già sannotutto che avrei poi “incastrato” in unatelefonata investigativaVitello le cui reticenze e una attenta rilettura di tutti i contestie della sua persona, hanno infine logicamente dimostrato appartenenezsue e partecipazione consapevole.
Il venerdìparlai con lo psichiatra dott. Paolo Girardi, responsabiledella struttura: spiegai che gli unici input aderenti alla realtàpotevano provenire solo da chi mi frequentava effettivamentenell’arco delle quattordici ore di veglia., che sarei stato serenose non mi fossi trovato lì senza capirne il perché, scherzandosulla pizza persa il giovedì sera. Raccontai la storia a monte inuna sintesi di non molti minuti, forse concitata, ma più per loscarso tempo a disposizione che per la situazione in cui mi trovavo,precisando “ la mia disgrazia è che si tratta di una storianon ordinaria e che se non creduta e non accertata almeno nei suoifondamenti oggettivi indiziari o di prova, si presta a variesupposizioni o manipolazioni”. Neanche immaginavo ciò che risultaaccaduto a molti testimoni di fatti analoghi: non conoscevo laletteratura a riguardo e non avevo cultura investigativa sullospecifico settore criminale .
Il sabato venneun altro psichiatra, il dott. Ferracuti Stefano appositamentechiamato (me lo aveva preannunciato il primario, dicendomiche era meglio affidare a lui la valutazione per la sua specifica“storia professionale”... avrei molto dopo capito meglio ).Dinanzi a lui ed altri psichiatri della struttura spiegai con precisoordine logico, cronologico e sistematico i fatti essenziali, ognivolta mostrando la documentazione corrispondente. Perizia fonica,mail della donna, mio allontanamento, fatti ragionevolmente udibili euditi anche da altre persone, fatto subìto il 19 Maggio,incomprensibilità della situazione in cui mi trovavo, conflitto implicito con la procura che aveva archiviato il fatto e chequalificai come valutazioni contrastanti  (lì peccai di diplomazia: ma quale forma patologica è quella che si concretain una espressione eufemisticamente conciliante?).  Parlai conequilibrio e vigore verbale normale, come sono sempre solito fare econ le caratteristiche e presenza che sono note della mia figurae persona. Oggi non rifarei però l’errore che allora feci:mostrare la mia mail di addio a Sabrina fatta di sensibilità esentimento umano ad una platea di non “credenti” in mala fede odidioti utili non consapevoli.
A distanza didieci giorni vidi sul tavolo delle riunioni e lessi (anche perchégiravo come un libero cittadino nel reparto) la relazione stilata dalsolo psichiatra con “ storia professionale adeguata” FerracutiStefano e rimasi “pacatamente terrorizzato”: venivastravolta la analisi del mio periodare, mentre la coerenza logica ecronologica di quello che dicevo veniva caricaturata inastratto con formule linguistiche trapiantate daetichette psichiatriche precostituite. Non un giudizio concreto,non un riferimento concreto a quello che in concreto avevo detto, nonuna analisi concreta legata al mio pensiero od alle concrete modalitàespressive. Solo frasi standardizzate che poi da meimmediatamente imparate a memoria (tanto ero psicotico ostavo male), avrei ritrovato nella descrizione di patologie divaria gravità.
Levalutazioni solo astratte formulate e poi ritrovate nelledescrizioni delle patologie. Quello che dicevo, come lo raccontavo,come lo analizzavo incompatibile assolutamente con le “etichette astratte e manualistiche” applicatemi. Capii allora perla prima volta che “forse” c’era qualcosa di veramentegrave "nel metodo psichiatrico." .. e piuttosto dietro allamia vicenda qualcosa di ancor più grave di quello che già appariva.
Il giudizioformale ed astratto formulato non si ancorava né si potevaancorare a esemplificazioni ed indicazioni concrete. Viziometodologico? Tolto il mio nome e cognome come riferimento nonrestavano che formulazioni astratte pedissequamente ripetute. Noigiuristi le chiamiamo motivazioni apparenti . 
Mi era invecestato indicato a voce lo stesso giorno dallo stessopsichiatra Ferracuti Stefano, che dai test che avevocompilato emergeva una lieve ansia: non particolarmentesignificativa, due tracce sopra la riga medianaopportunamente riabbassata a sessantacinque .. sennò coi livellidalla dottrina precedente adottati sarei risultato “calmo e sereno”per tabulas ed algoritmi. Replicai semplicemente e un pò seccamente“ma lei al posto mio, in questa situazione come starebbe? Comevuole che io stia pacatamente sereno anche dentro!?” ). Fuori e nelcomportamento ero visibilmente pacato. Ricordo ancora cheun infermiere si fece scappare una battuta a riguardo della miasituazione e sulla stranezza della mia presenza nel reparto, mentrefui quasi corteggiato da una simpatica addetta al reparto certo nonavvezza a ciò con i malati, che a loro volta mi chiedevanoesplicitamente perché uno che si comportava come me stesse lì (Loronon sapevano chi ero e che mestiere facevo: lo dissi solo dopoquindici giorni a due di loro, apparentemente meno gravi sotto ilprofilo della salute mentale, a mio giudizio).
L’avvocato dimia “fiducia” nonché “di fiducia dell’ufficio”,Nicola Petrucci si era "riunito" con il primario Girardi elo psichiatra Ferracuti (oggetto e contenuto della riunione a merimasti ignoti) ed intervenne solo poi su un nuovo temasopravvenuto: sostenere la causa anche mia che non deovevoassolutamente  trasferito al San Filippo Neri. Vi erainfatti una esplicita richiesta, mi si disse,  di trasferimentopresso il reparto psichiatrico di quella strutturaospedaliera, motivata per ragioni territoriali, ma uninfermiere anzi credo il caposala mi avvertì dicendo che qualcunoaveva detto che lì “mi conoscevano bene...” (?!??! ). Non posso sapere se ciò fosse vero ma presumo che fosseattendibile l’indicazione fornitami per mera stima dal lavoratore(vedi richiesta di sequestro di ogni documentazione esistentepresso quella struttura). Io lasciai l’avvocato solo a perorarela causa generale ma mi fu confermato che non disse unaparola su ciò che aveva ascoltato, non sprecò una parola sullacorrispondenza tra il trascritto e l’udito, non spiegò nulla deifatti a monte che non compresi o manipolati erano l’unicopossibile appiglio e certo non erano “staticontestualizzati” (anche per assenza delcontestualizzatore da sequestro di persona in costanza di meracoattiva proposta di TSO inventata e successiva necessitata, coartatae non libera “conversione” in TSV … ).
Sia chiaro,avrei il giorno successivo subito indicato che non intendevo rimanerema l’equazione più volte ripetutami “consenso al TSV revocato =TSO al volo” mi rendeva impotente. Riuscii anche ad imporre che laminaccia venisse verbalizzata. Magra consolazione e micro strumentodi prova e tutela a futura memoria.
Lo strumentodel simulato 118 era passato apparentemente per una partedella mia disastrata famiglia: io, l’Abele buono, bello,intelligente, stimato, purtroppo idolatrato dal padre (qui laradice principale dei “problemi famigliari, unitamente alladistanza di età dai miei fratelli minori e vari altri problemi LORO)ero in ginocchio e non sapevo il perché. Ricordo unparticolare che mi incuriosì: l’avvocato di mia fiducia piùvolte mi chiese “ma lo psichiatra l’ha mandato l’ufficio?”volendo a tutti i costi sapere la mia opinione, non certo le mieconoscenze a riguardo. E’ ovvio che non potessi saperlo, e poi erauno psichiatra destinato anche al Sant’Andrea oltreché al SanFilippo Neri (dove ero atteso per competenza territoriale...?!).
Il secondoparticolare era ancora più curioso: l’avvocato Petrucci miriferì che lo psichiatra autore della valutazione, il dott.Ferracuti, gli aveva chiesto uscito e reincontratolo “non avràmica registrato quello che ha detto?! “ e ricordo che il mioavvocato di fiducia per due volte ripeté la domanda a me“ma non hai registrato, vero?” . Risposi no. E come potevo?Allora pensai ingenuamente che si cercava una mia patologiainvestigativa. Curioso però: perché avrei dovuto pensare diinvestigare su professionista appartenente ad una struttura pubblica,solo su uno poi, e per di più registrando quello che dicevoio?!
Venne mio padrea tentare di parlare con la struttura, tardissimo, stravolto. Ricordoun particolare: disse che aveva ricevuto una telefonata (!!!)pervenutagli di mattina verso le 10 credo (fatto riscontrabiledai tabulati ). Una signorina lo aveva convocato ad una certa ora,credo le 13:00, presso il San Filippo Neri indicandogli che ilprimario di tale struttura lo attendeva. In autobus perse ore intere,arrivato lì aspettò credo due ore ma infine nessuno sapeva nulla,nessuno lo aveva cercato. Riuscì a ritornare al Sant’Andrea congli autobus alle ore 18:30 e parlò, convinto di far conoscere laverità su me ed i fatti, con uno studente barbuto solo medico dipronto soccorso, credo al terzo anno di specializzazione inpsichiatria. Ovviamente della “convocazione”nessuno sapeva nullaneanche al Sant’Andrea. E chiese ripetutamente lumi ariguardo.
Debbo quirammentare che mio padre era in parte vergine portatore di conoscenzematurate in 54 anni di mia conoscenza, nulla credevo sapesse di ciòche era accaduto alle mie e sue spalle in quei mesi. Credevo nonconoscesse il dott. Cancrini, lo psichiatra degli incontri“clandestini” con i miei fratelli, ai quali secondo la suaversione sarebbe stato portato solo successivamente. Ma sarei statoeclatantemente smentito dai fatti e da un suo “diario” da meacquisito nel Dicembre 2011.
III. ILRICOVERO COATTIVAMENTE “VOLONTARIO” DI FERRARO AL SANT’ANDREA.INDIGNAZIONE E STUPORE DI TUTTI COLORO LO CONOSCEVANO. UNA “TERAPIA”PER UNA PATOLOGIA CHE NON POTEVA AVERE. USO DI FARMACI: EFFETTIPRIMARI E SECONDARI. IL CONTROLLO PERMANENTE SULLA STORIA: SE LARICORDAVA E SE NE PARLAVA...
A pochi giornidal ricovero la imposizione della prima terapia a base diantipsicotico orale, consigliato anche per i casi di schizofrenia, indosaggio iniziale forte. Il magistrato non aveva scelta: fu docile ecollaborativo (in gergo psichiatrico) solo diceva ripetutamente “nonho nulla, sto bene, non datemi farmaci che incidono sulle mie facoltàmentali. Tutto ciò che ho ipotizzato ed argomentato risponde a dativerificabili in mio possesso. Non ho mai creato artificialiricostruzioni di fatti inesistenti, erroneamente percepiti,erroneamente interpretati, erroneamente ricostruiti. Dormo ho sempredormito, lavoro e lavoravo regolarmente”. Non poteva difendersi(e l’avvocato di fiducia dell’ufficio, Petrucci, era statol’ulteriore inganno che lo aveva travolto).
Commise anchel’errore di tentare di far sentire le registrazioni audio nonpulite attraverso i computer non attrezzati dell’ospedale e facendovisionare i pochi brogliacci a disposizione, recuperati a casa.Finendo così per delegittimarsi agli occhi di una platea tardopomeridiana di tre giovani psichiatre e del barbuto specializzando.
Nel frattempocon pochi fogli ed una penna, annebbiato e rallentato dai farmaci,scrisse i primi cinque fogli di appunti che concernevano la richiestadi accertamento e ricostruzione dei fatti. Era un tentativodisperato. Scrisse anche una breve memoria sul proprio stile di vitae su possibili testimoni a suo favore, ma egli si trovava ad esserein quel contesto un paziente con una patologia: se avesse scritto laDivina Commedia sarebbe stata solo la prova di un delirio, se avessescritto un manuale di diritto sul TSO sarebbe stato un atteggiamento“deliroide a sfondo giuridico”, se avesse argomentato sulle certefalse informazioni e sui pessimi e deviati rapporti con i mie“parenti” sarebbe stata la conferma di una ossessione fatta dipersone viste come nemici. Per definizione in quel tipo dipsichiatria un parente in quanto tale vuole solo il bene (èsolo il certificato anagrafico che conta): in questo contestodescrivere la realtà più complessa di rapporti e la loro storia, ifatti e problemi altrui è inutile, diventi automaticamente uno cheinventa o vede nemici ovunque. Chi lo fa è un “paziente” chesproloquia.
Dimesso poi, macon l’obbligo di proseguire “la cura” (pena il ricovero coatto)e rientrato in ufficio, la stessa mattina riprende il lavoro dalprimo istante.  Poi porta al mare le figlie per una settimana,in camper, facendosi aiutare anche per cucinare dalla loro babysitter (si rammenti questo particolare quando si parlerà del “frontefamigliare”). Tutto ciò pur essendo bombardato dalla sostanzaaddetta a fargli dimenticare il fatto e/o la sua interpretazione ericostruzione e comunque a impedirgli di fare qualunqueutilizzo “patologico” dei suoi ricordi.
Tornato a Romae parcheggiato il camper, riprese lavoro e vita sociale come alsolito normale, proseguendo invece l’interruzione “atavica” deirapporti con i “malati” (loro sì, ma anche pericolosi) fratelli.
Nel frattempocontinuava a seguire/subire incontri quindicinali, con una psichiatradall’aria teutonica, tale dott.ssa Iginia Mancinelli, nelcorso dei quali veniva rinnovata somministrazione cutanea delsimpatico prodotto denominato RISPERDAL in versione long act,“morigerata” (si apprenderà poi che gli psichiatri delSant’Andrea non erano organici alla stessa massoneria deviata e cheaddirittura un pò “la temevano” ma era vero ?! ). Unico tema didialogo: se stava bene, chi frequentava e soprattutto sericordava “la storia” e se aveva cambiato opinione a riguardo.All’ultima insinuante domanda dolcemente pressante il magistratorispondeva solo con sguardo tra il dolce, l’offeso e l’indignato.
Fu cosìcontrollato e trattato circa fino al Marzo 2010. Prendevacontemporaneamente anche un prodotto orale destinatoalla stabilizzazione del’umore, così gli raccontavano (ma erasufficiente verificare su internet effetti econtroindicazioni...). Ferraro rimaneva stabilmente indignato estabilmente accorto ma non poteva non prendere ciò che gli venivapropinato perchè facevano analisi e controlli continui e perchè, lodiciamo anche a beneficio della collettività, non prendere unfarmaco imposto equivale a sottrarsi alla terapia e quindi creare ilpresupposto per un  ricovero coattivo.
Poitra capo e collo mi capitò quanto era ipotizzabile: Lanotifica della decisione di aprire una procedura di dispensa a miocarico da parte della IV commissione del CSM,anticipata a voce dal collega “umanamente interessato” StefanoPesci.Riferì che un membro donna della IV commissione CSM e di correnteUNICOST aveva richiesto la riapertura del fascicolo ed una nuovaprocedura. In quel momento il magistrato apprese che una primaprocedura già era stata archiviata in toto dalla I commissione. Diquesta Stefano Pesci, nonostantela sua NOTEVOLE entratura (...) nonaveva a suo tempo informato Ferraro.E mi venne alla mente il fuoco incrociato ed il gioco dello scambiodei favori tra le correnti dominanti. 
Il collegaPesci poi non sapeva che Ferraro tempo prima in procura avevacasualmente ascoltato una piccola porzione della sua telefonatadel 2009 sul “TSO” ordinato (e glielo tenne accuratamentenascosto: il suo sguardo perso ed arrabbiato quando Ferraro esporràl’episodio nella discovery dell’ottobre 2010 sembrò una confermache fosse il magistrato il destinatario della “pressioneaffettuosa”). La notifica di questa seconda procedura di dispensafu fatta dal Procuratore accompagnata dalla battuta “sai, sono unpo’ burocrati...”.
Ferraro a quelpunto fu una pecorella smarrita ma accorta, lasciò fare seriamentepreoccupato, ritenendo che si sarebbero accontentati didelegittimarlo.
L’altroaggiunto, Nello Rossi preparò la controdeduzioneper conto di Ferraro (in allegato copia della mail ditrasmissione - all. 14) , che suggerì solo qualchemodifica. Tali deduzioni falsificavano ed alteravano la realtà invari punti (inventato stress lavorativo, reazione di Ferrarosuccessiva alla “fine di un rapporto” - in realtà tenuto inpiedi per altruismo e solo al fine di aiutare dall’esterno la donnaed il figlio - decisione consapevole di non incidere sull’attivitàdell’ufficio presentando a suo tempo domanda di ferie (!?!?!?!).Infine il fatto che Ferraro compiaciuto seguisse (nonsubisse!) una “terapia proficua”( per lui ??). UNa mondezza chedovetti subire in silenzio. 
Ma ilcapolavoro fu l’abiura costruita con un’arte menzognera senzapari: così infatti scrive Nello Rossi “per conto” di PaoloFerraro “È in tale contesto che va collocato lo scritto del 23novembre 2008. Uno scritto che è il frutto di tensioni e suggestioniemotive avvertite, in quel momento, con eccezionale intensità malimitate ad una fase circoscritta nel tempo e che oggi possono dirsicompletamente superate (così come è oggi assoluta e totale ladistanza dalle affermazioni a suo tempo fatte in tale scritto). Talesuperamento è scaturito dalla esatta percezione delle grandidifficoltà derivanti dallo stato di stress psicofisico e dallascelta, meditata e responsabile”( n.d.r. e qui lamaestria si fa arte pura) “di intraprendere unpercorso terapeutico comprensivo di un breve ricovero volontario inuna struttura pubblica”. Eh già, la operazione illegale, la sua organizzazione a blitz, la costrizione e laimpossibilità di uscirne fuori non dovevano esistere. Maperché?! in fondo erano “alcuni parenti” gli autori apparenti .
Leggendo lededuzioni propostegli Ferraro comprese che c’era  una “verità”da allineare. Forse sarebbe bastato questo. Sottoscrisse il documentocon il cuore, l’anima e la sensibilità infrante, subendo lapressione della situazione senza difese. Sapeva troppo poco per poterreagire. Doveva dire di sè ciò che non pensava e che noncorrispondeva alla verità dei fatti ed alla logica di datiricostruibili, ma in quella fase non poteva che piegarsi, mentre latempesta imperversava.
Ma le deduzioninon bastarono: la struttura del Sant’Andrea doveva certificare ilsuo stato di idoneità ed ancorarlo alla specificità della suaattività lavorativa. Ferraro chiese il certificato consapevole delproprio stato di completa salute psichica ma gli fu ancora una voltarilasciata certificazione di forma psicotica di “eccitazionereattiva”. Era sempre un “malato”(necessitato) sotto stretta sorveglianza...
Laprocedura di dispensa andò al plenum e fu richiesto da un membropolitico un generico “approfondimento”. Fattal’abiura, certificatoil fondamento patologico della sua denuncia dei fatti dellaCecchignola e santificata la propria inattendibilità sulcaso ilmagistrato si augurava che non avrebbero più avuto necessità diinfierire.
Apprenderemopoi che con lealtà necessitata (vierano un parereufficiale coi fiocchi indiscutibile emessonello stesso periodo della “malattia” e due anni di lavoroindefesso e normale) il Procuratore Ferrara avrebbe detto incommissione “Ildott. Ferraro Paolo è un magistrato preparato, attento, scrupoloso,molto affidabile. Ha sempre lavorato con attenzione, con scrupolo edha esaurito sempre bene i suoi compiti. Ho portato le statistichecomparate del 2009 e 2010 che sono il periodo che interessa etc.etc. Ela procedurafu archiviata dal plenum alla unanimità ( ALL 15 ) ma “allostato.
Peccatoche un soggetto in stato di psicosi reattiva non può lavorare, nonpuò dormire, non ha contatti sociali di lavoro e di vitaregolari. Laverità ufficiale si prendeva a cazzotti da sola:tutte e due le cose insieme non potevano essere vere, ma infine eravero quello che aveva dichiarato il Procuratore. E ormai esisteva laprova che tutto era stato ordito in ragione di ciò che Ferraro avevascoperto, ma anche che in quella situazione non poteva essersicacciato da solo. Difatti era fuori gioco anche nella certaprogressione professionale,  messo fuori gioco e sottopermanente ricatto (lui che non avevo mai subito neanche un minimoappunto).
A fine Lugliogiunse la notizia positiva auspicata dell’archiviazione, mentre in“famiglia” passava la voce che era stato  “miracolato”,vista la “sua malattia”.
Ad Agosto 2010tornato al lavoro Ferraro tornò a studiare la situazione. Il suodovere di magistrato e la propria dignità di uomo gli imponevano dinon cedere al ricatto e al compromesso. Ma era in goco la sua stessaindipendenza come magistrato .. un bene che lo travalicava. 
I conti nontornavano in alcun modo: inquadrare tutto come un errorecolossale a catena lasciava, quello sì, aperti “troppi buchi”anche a voler prescindere da ciò che aveva scoperto; la sommadelle artefatte e superficiali valutazioni tecniche, le informazionisoggettivamente alterate dei parenti che non frequentava (magaricaduti nel vortice per un male che si portavano dentro loro, ma anchequesto non bastava), giudizi od informazioni loro pervenuti, la forzadella negazione della parte offesa donna “impaurita” (con Sabrinaavevano usato l’argomento “ti facciamo togliere ilfiglio?!”), l’eccesso di zelo psichiatrico da parte diprofessionisti che fanno i consulenti tecnici d’ufficio (CTU) suincarico presso la stessa Procura (quindi beneficiari diincarichi remunerativi, con ciò che ne consegue in termini dirapporti ed interessi comuni con Procuratore e magistrati), la difesadell’ufficio, la “tutela” di Ferraro in una “ formaincisivamente falsificata” poco compatibile con il concetto disostegno affettuoso... E poi il ridicolo della situazione era chefratello e sorella del magistrato asserivano di essere i suoisalvatori, i suoi monitorizzatori ed in prospettiva altro(...che non osiamo immaginare).
Sulla“fede” del primo psichiatra occulto (LuigiCancrini) e del secondo venuto il Sabato al Sant’Andrea(Ferracuti) c’era da mettere le “mani sul fuoco”. Tropponon quadrava anche nel comportamento paternalistico del primario. Lateutonica psichiatra era, credeva lei, impenetrabile...
V. LADECISIONE DI FERRARO NELL’AGOSTO DEL 2010 DI CAPIRE E APPROFONDIREQUANTO GLI ERA ACCADUTO.
Finita latempesta il magistrato andò a salutare il Procuratore capo Ferrara:non lo vedeva dal Giugno del 2009, salvo un cortese incontro per lescale. Un po’ non ce ne era stata occasione.
Gli portò unfascicolo, ne parlarono, lo accompagnò alla porta e poi a bruciapelochiese a Ferraro “ma perché quella donna ti voleva male?”. Ladomanda era visibilmente volta a misurare la risposta. Ferraro diimpulso scelse la risposta che lo avrebbe fatto “aprire”. Disse“beh, può essere che non abbia gradito la consegna del CD edei brogliacci … oppure perché la ho lasciata”. Larisposta del Capo fu chiara: “tu non stai bene, si vede”. Ferrarotornò il giorno dopo e disse al procuratore “premesso che non soperché lei mi ha detto che quella donna mi voleva così male, pensopossa essere anche solo perchè la ho lasciata”. La sua risposta furivelatrice: “oggi si vede che stai bene, si vede che staimeglio…”. Il Procuratore era contento di sé, della sua capacitàpersuasiva o di verifica psicologica, ma forniva l’ennesimaconferma della propria malafede: diversamente non si spiega laconcezione del procuratore secondo cui la salute mentale di unindividuo possa variare a giorni alterni a seconda che la rispostafornita sia consona alle proprie aspettative.
Studiando gliincartamenti dell’ultima archiviazione emergeva che Sabrina fece unesposto il 19/6/2009 (quando Ferraro ero uscito dal Sant’Andrea)allegando alcune mail a lei (omettendo di mostrare l’interoscambio di mail tra i due, ma estrapolando secondo convenienza)ed evidenziando la assenza di richieste punitive concludeva “ Vogliosolo che sia adeguatamente curato e non faccia del male anessuno” (?!). Un tempismo a dir poco sorprendente: non potendoconoscere la situazione del sequestro di Ferraro, in quanto i due nonsi frequentavano più da tempo, si era comunque determinata a fare unatto privo di conseguenze giuridiche? Quella strana richiestamostrava che era ancora coinvolta nella vicenda, tenuta dentro daqualcuno (non certo da Ferraro) in qualche modo. L’esposto fu poiurgentemente trasmesso alla Procura di Roma, del pari urgentementeritrasmesso al CSM ed alla Procura di Perugia. Nella “ineccepibile”missiva al Comitato di Presidenza del CSM (all. 16) si leggecon riferimento all’esposto di Sabrina che “in esso è raccoltadocumentazione dalla quale pare possibile potersi desumere che ildott. Ferraro Paolo non sia “compos sui” nei rapporti conSabrina...” e poi “Ho saputo che recentemente il dott. PaoloFerraro - formalmente in ferie – è stato ricoverato per alcunigiorni all’ospedale S. Andrea – reparto psichiatrico ed orasta seguendo una terapia”. Niente anomalie dal punto di vistalavorativo ascrivibili allo stato di salute del dott. Ferraro.
La pratica fuappunto archiviata dal CSM (procedura 404/2009.) e niente era poisuccesso di nuovo. Tranne la mia uscita in “libertà provvisoriavigilata” a vista settimanale e poi quindicinale dall’ospedalemedesimo.
La nuovaprocedura fu aperta col numero 571/2009 richiedendo una nuova missivaalla Procura di Roma. La nuova missiva (all. 17) richiesta erasolo analoga alla precedente (trasmessa in data 2 settembre 2009,esordiva sottolineando che perplessità sullo stato di salute deldott. Paolo Ferraro erano sorte dalla lettura delladenuncia in data 24/11/2008 e indicando espressamente“Successivamente il dott Ferraro Paolo si è posto in ferie nelGiugno 2009 ma ho appreso dal dr. Vitello  cheera invece ricoverato presso il reparto psichiatrico del Sant’Andrea”- Da chi lo avesse saputo il collega Vitello non è dato sapere e imiei “fratelli” non li frequentava certo…). La detta notariassumeva la vicenda confermando la assoluta normalitàdell’attività lavorativa di Ferraro, sottolineando che nonesistono certificazioni sanitarie ma indicando che Sabrina aveva resoalla compagnia CC Trastevere dichiarazioni “con le quali adombravacomportamenti anomali ed inquietanti del predetto”. Quali fosseroquesti comportamenti e come mai indicati solo nella seconda nota (?!)non si sa. Di sicuro inventati ed indicati immediatamente avalle di un caso particolare di coattiva proposta di TSO eseguita informa di sequestro di persona  tramutatasi in “ricoverovolontario coatto” sotto permanente minaccia .
La notasuccitata, invece, in penultima frase sottolineava: “Si potrebbeipotizzare che la rottura del rapporto con Sabrina abbia inciso inmodo profondo nell’animo del collega”.
Ma come?!Ferraro aveva avuto un’altra compagna stabilmente dall’aprile2009, il residuo rapporto scritto con Sabrina era finito nel maggio2009, lui l’avevo sostenuta standole vicino fisicamente sino almarzo 2009 ( portandole persino la cioccolata fondente di cuiera “tossicodipendente” a mezzi chili alla volta ?! Si legga laparte del memoriale relativa a questa circostanza “tipica “ ). Larottura del rapporto dove si ubicava? Una versioneallineata a quale verità? La versione poteva coincidere conquella falsa del primo psichiatra “occulto”, Luigi Cancrini, ilquale ignorava la persistenza del rapporto, le prove scritte (sms email) di tutto ciò. Il Procuratore invece sapevaperfettamente che Ferraro stava vicino alla donna, il più possibileaccorto, che aveva in animo di tentare di aiutarla sino all’ultimo,che aveva scelto di allontanarsi per poterla aiutare fuori dalla“situazione ambientale”, aveva letto sms e mail in cui ladonna si apriva o tentava goffamente di aprirsi proteggendosi, inmodo significativo, sapeva degli audio estratti e della loroascoltabilità dichiarata per scritto persino dalla stessa donna.
Questoallineamento delle versioni ad una verità semplificata era diventatoeclatante poi nelle deduzioni redatte da Nello Rossi e sottoscrittesuo malgrado da Ferraro. Questa è l’unica abiura a luiattribuibile non avendo avuto scelta. Nel 2010 la analisi diquello che era accaduto non era affatto completa e l'attacco frontalepoteva travolgerlo:si trattava si acquattarsi o di farsi giunco chesi piega quando soffia troppo forte il vento “ per salvare leradici.
In terzoluogo, Ferraro mise letteralmente sotto lenta insinuante ed accurata“dolce” pressione il collega Stefano Pesci che lo aveva“seguito affettuosamente” nel 2009 e l’aggiunto Nello Rossi.Entrambi si erano mossi in direzione di una “difesa tecnica”del magistrato. Sarebbero quindi stati ben lieti di sapere aesclusiva mera conferma quanto assolutamente infondate all’epocafossero le “ valutazioni cliniche” pur risibili su di lui e chegrazie a varie valutazioni avrebbe voluto/potuto far rivisitare lapur passata diagnosi. Più Ferraro diceva a Stefano Pesci e piùspecificava le cose che sapeva, più la reazione del secondoera visibile.
Agnello Rossiimpensierito e preoccupato, lievemente digrignando i denti avrebbeesclamato “ sappiamo bene che sei perfettamente sano sennò nonstavi qui a lavorare .in Procura ” ..( suonava più come unapressione minaccia che un complimento ) .
Quando in unacena a due, da lui appositamente organizzata, Ferraro parlòpremeditatamente della ricostruzione della situazione ambientalee del ruolo dei singoli, di persone concretamente individuabili, dipreesistenza di traccia nota al pubblico e forse ascrivibile algruppo e della natura dei condòmini, delle mail delladonna che lui non aveva letto (ma solo il Procuratore), cominciò adessere in crescendo più aggressivo e diretto. Il tema era:di questa storia non doveva parlare con altri. Con lui sì,curiosamente, ma forse voleva che Ferraro si sfogassenell’assoluta non conoscenza degli altri. Le reazioni menodolci emersero quando con un piccolo trucco verbale, Ferrarosottopose a lui ed all’aggiunto Nello Rossi la situazione strana…di chi era stato o stava per essere riabilitato sul proprio statodi salute retroattivamente. Era ancora solo un piccolo banaletrucco, ma introducendo una ridicola e furbesca richiesta diintercessione con l’aggiunto Nello Rossi (“potrestespiegargli a Cancrini che non ho mai avuto niente ?”) dopouna prima incauta ammissione rivela “io tenevo i rapporticon il CSM...i rapporti con Cancrini li teneva Pesci, vedi conlui …” la successiva reazione verbale alcuni giornidopo, assai significativa: “Di questa storia e di te nondevi parlare con nessuno, puoi avere ragione al 100 % e sappiamo beneche stavi bene e che stai bene se no non rimanevi in Procura...guai ate se ne parli con psichiatri, psicologi, parenti e altri...non nedevi parlare con nessuno”. La frase fu ripetuta conviolenza due volte, la seconda eliminando il riferimentopositivo allo stato di salute.
E poiStefano Pesci: “l’hai presa in … e se ti muovi ti faràpiù male” (so che è incredibile, ma fu questal’espressione prescelta, quando Ferraro parlò di rivisitazionedella diagnosi al collega che “amorevolmente” lo seguiva).
Di questastoria non ne devi parlare per due o tre anni...”.A cosa fosse ancorato il dies a quo, non certo a prescrizione direati, ed il dies ad quem a decorso dei termini per richiesta ditabulati...oppure era un calcolo approssimativo sull’etàpensionabile di Ferraro?
In un caso glidisse addirittura “non ti devi difendere a Perugia, lo farai solose occorre...” e la preoccupazione circa una difesa anticipata efacile in un procedimento per stalking senza querela dove si potevadimostrare la ragionevole attendibilità dei fatti solo depositandobrogliacci, audio estratti e mail della donna nonché dimostrare lareciprocità delle mail che escludeva in radice il fatto, lasciò ilmagistrato un tantino interdetto .
Tantopremeva il silenzio su quello che era accaduto a Ferraro, ma di piùpremeva che egli non fosse dichiarato guarito se non addirittura maimalato. 
Unapreoccupazione primaria dei due “angeli custodi”. 
Nel frattempoFerraro riparlava con i miei fratelli dei fatti a loro integralmenteignoti e delle novità del comportamento dei due colleghi, cercandodi dialogare per aprirgli gli occhi ma ottenendo loro reazionesempre più aggressiva . Veniva costantemente appellato comemalato, implicitamente o esplicitamente: ogni nuova cosa che riferivaessere avvenuta doveva essere inventata, ogni tentativo diavvicinamento per spiegare veniva rigettato Il magistrato decise dicontinuare a telefonargli ugualmente: alternava telefonate in cui siparlava del tempo a telefonate in cui tentava di introdurre qualcheconcetto, del tipo “ma possibile che conoscendomi da quaranta anninon avete pensato che fosse possibile che...” ed altre facezie chetentavano di perforare un muro psichico di cemento armato. A nullaservì un finto riavvicinamento della sorella, che glichiese a sua volta di spiegarle tutto o comunque acconsentì, ed egliraccontò dati, loro condivisione con terze persone, possibiliinterpretazioni e possibili ricostruzioni, scenari ipotizzabili.Pensando ... ma vorrà sapere o .. (?!). La sorella sembrò ancheirridente e distratta.: cosa abbia fatto del racconto o delletelefonate in cui prima chiedeva di sapere e poi si faceva spiegare,anche il giorno successivo, si può solo ipotizzare.
A distanza diun giorno riemergeva poi disvelato un suo eburneo ostracismo,ma troppo aggressivo. 
ParallelamenteFerraro aveva richiesto alla struttura ospedaliera di effettuare una“rivisitazione critica” ripartendo da tutti coloro che nonavevano voluto sentire prima, leggendo a voce un documentoappositamente predisposto in cui illustrava perché la diagnosidi allora non potesse che essere sbagliata. Da una piccolaspiata emerge poi che il fratello e il figlio maggiore, suconsiglio di chì non si sa (ma è facilissimo saperlo inepoca di comunicazioni cellulari) avevano chiesto unappuntamento, di nascosto da Ferraro, con la teutonicapsichiatra. Il magistrato partecipò quindi all’incontro avendonesvelato la trama per telefono, con la forza ed il rigore che locontraddistinguono da sempre. Il fratello recitò la parteabominevole di chi “ringrazia per aver accettato l’incontro“propostomi”. Il figlio suggeriva “aggravamenti” dellaterapia (espressione sua) o confermava quello che aveva detto pertelefono. Sarebbe stato un “simulatore di reati…malato.” (anchequesta contenuto suo, espresso al telefono).
Ilmagistrato intendeva portare varie persone a testimoniare a suofavore, ma due solo furono sentite per tre minuti, da sole, poidissero che non servivano i testimoni di allora. Fu riconvocato perun lunedì presto ed il primario  alluse “simpaticamente” aduna nuova terapia. Ferraro spiegò a lui quali strani nuoviatteggiamenti gli si mostravano intorno, alludendo al contestoambientale della storia a monte ... e che troppe cose nonquadravano. Seguirono tre settimane di dialogo con la struttura e lapreghiera di ascoltare ciò che fuoriuscito dalla “palla di vetro”già magicamente si prospettava udibile nelle registrazioni. Precisòche della storia non gli interessava personalmente (anche perovviare i consueti equivoci “psichiatrici”) ma teneva piùdi tutto alla verità sul suo stato di salute di allora .
Nel frattempoFerraro decise di rimettere a confronto, con qualche abileaccorgimento, il suo ex difensore “di fiducia dell’ufficio”Petrucci e lui,  proprio lui, il primo psichiatra, psicologoipnoterapeuta esperto in tecniche “utili” Luigi Cancrini. Dovevacapire.
Primotrucchetto:  finse di voler far risentire le registrazioniall’avvocato avendo vincolato il CD al contenitore e segnando anchela posizione rispettiva con dei piccoli tratti a matita allineati.Lasciò il CD all’avv. Petrucci al quale chiese poi diaccompagnarlo dall’illustre psichiatra Luigi Cancrini cui a suotempo “avevano” conferito l’incarico di aiutare Sabrina.
Ferraro preparòla cosa con due visite nel corso delle quali si occupò di smentireordinatamente ciò che lo psichiatra aveva inventato sulsuo presunto passato remoto (Cancrini neanche si accorse che citavale sue mail a Sabrina e che gli forniva dati e testi che potevanosmentire ogni punto), poi volutamente lo aggiornò su dati e su ciòche era successo tra gennaio e maggio 2009 soffermandosisulla nozione di sequestro fattogli incomprensibilmente daiparenti, nozione assai rassicurante per lui.  Cancrini leggevale mail della donna e non tentennando sorvolava con la solitatecnica, leggeva di dialoghi che si sentivano e di mail di amoredella donna a Ferraro risalenti a febrraio del 2009 e si rabbuiava,ma restituiva le carte senza dar loro peso. Il magistrato glimostrava l’sms del 13 Dicembre 2008 (allegato 8 precit.) e glichiedeva come mai all’epoca non ne avesse considerato strutturacaratteristiche ed inquadramento nell’ambito di un rapporto di benaltro tipo (vedi sms tranquillo pervenuto poco tempo prima). Rapportoche quindi in realtà permaneva con la donna e l’esimio professore“cincischiava” (all’epoca aveva detto che era un normale smstra fidanzati che si sono lasciati e sono violentemente arrabbiatiaccreditando addirittura la versione improvvisata e palesementeillogica di Sabrina, che le funzionasse male il cellulare - sic!!!!!). Ferraro gli chiedeva spiegazioni solo oggettivando la vistadi fatti e documenti. Cancrini cercava di raccontare che lui avevaaiutato la donna mandandola da uno psicologo e Ferraro (che l’avevaaccompagnata settimanalmente gli indicava indirizzo dello stesso,vicino piazza re di Roma). Fece anche l’errore diammettere che era stato relazionato dalla psicologa di quelloche si sentiva nei file, ma i presupposti dell’errorerisalgono all’incontro del Dicembre 2008 in cui era presente lastessa e lui la premeva impedendole di prendere la parola affinchénon parlasse. A quel punto erraro raccontò della(inventata) registrazione dell’incontro con la psicologa e delsuo sms nonché della redazione comunemente verificata di una schedapromemoria.
Finì l’oraultima esausto e un po’ rabbuiato rinviando al terzo appuntamento.
Inquell’occasione accadde un minuscolo colpo di scena: Ferraro avevaincastrato l’avvocato di ormai ex “fiducia” Petrucci a venireed egli recitò male la parte: invece di dire “ho sentito everificato”, cosa falsa, che aveva detto “si sentono “dellecose”, il solito schema. Lo psichiatra Cancrini cercava di fardire a Ferraro che egli nel Gennaio-Febbraio 2009 non dormiva ed ilmagistrato lo smentiva recisamente. Provocava dicendo che nelleregistrazioni si sentiva solo la televisione, senza otteneresoddisfazione. Affermava che nelle registrazioni si sentiva tutto dinormale, ma anche l’avvocato imitandone l’espressioneguardava e annuiva. Ferraro faceva un ping pong continuo percontrollare le rispettive espressioni, finchè accadde chetra i due in perfetta ironica intesa, uno dei due (stimolatodal magistrato con future previsioni apocalittiche circa la suapermanenza in magistraturachiedesse all’altro degliaccordi all’epoca presi con il Sant’Andrea e l’altroimpallidito girò la testa verso sinistra dicendo “non c’èproblema non c’è problema ...lo dice lui”. Quest’ultimo eral’avvocato Petrucci che rispondeva e non si parlava dellosventato trasferimento.
Il quartoincontrò fu il più divertente. Ferraro aveva preparato la scenanecessaria poiché nell’ultimo incontro anche lo psichiatraCancrini aveva fatto finta di accettare audio e trascrizioni perverificarne il contenuto.
Per calmare leacque al Sant’Andrea Ferraro aveva anticipato alla psichiatrateutonica che avrebbe strappato le trascrizioni e fatto venir meno larichiesta di verifica. Dinanzi all’antico psichiatra “occulto”Cancrini, dopo una lunga premessa sulla sua professionalità e la suastoria, con delicatezza studiata e lentezza deimovimenti strappò i brogliacci (gesto cui lui ambiva, perché lacarta senza audio è di per sè manipolabile come prova di undeliquio). Ferraro fece una breve analisi di come sarebbe potutaandare la storia procedimentale di quei fatti e ripreso il CDaudio (che peraltro conteneva brani musicali di Eric Claptonappositamente rinominati: intendeva prenderlo in giro e verificare seavesse sentito il CD) volle studiare le sue reazioni che nonmancarono.
Rifece fintedomande sul suo sonno di allora che si tramutavano in sueaffermazioni recise “sei tu che mi di dici che non dormivi e poinon potevi dormire, stavi male” (curioso argomentare alla rovesciae assurda asserzione, suonava come una minaccia). Usò una fraseinsinuante compatibile con un’atteggiamento psichiatrico “hotelefonato ieri allo psicologo della donna, perché tu mi dici che èin pericolo”. Replica immediata del magistrato: “all’epocaparlavo di reiterazione dei fatti e di pericoli, che riguardavanoanche il minore, io non le ho mai detto questo oggi”. Terminòirritato dicendo “no, tu lo hai detto”. Nel salutarlo apparivasolo poco poco risollevato, intravedeva forse una nuova diagnosiutilizzabile: Ferraro era troppo coerente troppo lucido econvinto, troppo preparato e sereno. Lo schema doveva ricomprenderela sua identità…La targhetta giusta da reinventare e laminaccia, incredibile: “l’elettroshock” in perfetto stilenazi-comunista .
E quìinizia la vicenda ironica dell’etichetta di “iperlucido condelirio di riferimento” che avrebbe tentato di sussumere ilprimario del Sant’Andrea Girardiprima di ammetterealtra versione ed entità della “vicenda” e i retroscena alui noti e di chiedere “tutela”.  Salvo poi incautocolpo di coda ”intellettuale”.
Nel frattempouna telefonata blitz digitale all’avvocato di “ex fiducia” e“di fiducia dell’ufficio” Petrucci aveva ottenuto l’effettodi sbalestrarlo e di farlo cadere: colto di sorpresa  edebitamente trattato con decisione, aveva poi ammesso chesapeva bene in che “ vespaio ad alta tensione “ si eracacciato il magistrato. Espressione sua. Ferraro gli dissiduramente “ora vai a dire al S. Andrea tutto quello che sai ..”Rispose sì con voce colpevolizzata e puntualmente il giorno dopo eraentrato subito in contatto con il collega “amorevolmenteinteressato” Stafano Pesci (lo disse poi quest’ultimo, con ariaminacciosa). Il giorno dopo l’avvocato scrisse vari sms di smentitae allusivi (ovviamente aveva ripreso fiato) ma ormai si sapeva concertezza quale e quanta fosse la storia e la malafede di chi lo aveva“accerchiato”.

VI.LA RICHIESTA DI FERRARO PER UNA RIVISITAZIONE CRITICA CIRCA LAERRONEA VALUTAZIONE A SUO TEMPO EFFETTUATA. SERIE DI REAZIONI E FATTIVERIFICATISI. PISTAPSICHIATRICO OSPEDALIERA 
Restava ilSant’Andrea: forse una porta aperta, in quanto già all’epocaFerraro aveva intuito che il Sant’Andrea poteva essere stato un“incidente di percorso” , infatti era destinato al San FilippoNeri, dove “lo conoscevano bene” ( un fraseterrorizzante : ma chi aveva mai visto o frequentato quei criminaliin camice ?! ), ma la sera del sequestro non c’erano postiliberi....
Nelfrattempo Ferraro intratteneva rapporto di coppia conla dott.ssa Patrizia Foiani, vita normale, impegno sullavoro normale, amici, leale e tranquillo rapporto con tutte lepersone che frequentava, salvo la tensione salita da parte dei duecolleghi nei suoi confronti. E la sua consapevolezza che da unmomento all’altro poteva partire una reazione più formale.
Continuava atentare di parlare con i suoi fratelli: disse loro che la vicendasarebbe prima o poi emersa. Provocava sottilmente e qualche voltaindignato da loro spudorato atteggiamento del tipo “sei grave, staimale, ti inventi tutto” etc etc..
Con telefonatecalme aveva interloquito col fratello Marco, i cui rapportitelefonici “ illustri” ipotizzava allora genericamente. Maquesti teneva un rigoroso silenzio negando anche l’evidenza. Spessoil fratello alludeva a fatti, parole, comportamenti altrui che potevaconoscere solo tramite continuo aggiornamento. Con la sorella si eracreato un rapporto di sfida: Ferrraro la chiamava, le introduceva untema singolo per sondarne la disponibilità a ragionare, lei lotrattava come immaginabile, lui la salutava cercando di non perderela pazienza. Un tassello alla volta, per capirne la ormaiincomprensibile e meramente ipotetica buona fede: mai ellaintimò di non telefonare più, salvo due occasioni in cui disse “sedobbiamo litigare è inutile...tu stai male, punto e basta...hai unproblema di salute mentale”. Poi successe la cosa strana chechiamandola per riuscire anche solo a salutare, cosa cheavveniva spesso e volentieri, scattava subito il fax dopo duesquilli e Ferraro era costretto a ritelefonare anche due o tre volte:un problema tecnico, perché alla fine gli si rispondeva normalmente( ma l'argomento delle troppe telefonate "tre o quattro "consecutive venne utizzato in una incontro sceneggiata del 29dicembre 2010 da Simonetta Ferraro.  problema e falsoargomento segnalati in telefonata in cui dal marito della sorellavenne coperto improvvisamente di previsioni minacciose e insultivari; telefonata oggetto di recente video pubblicato in rete).
Venne poi unaconvocazione all’ospedale di sabato mattina anticipata dal Lunedì.Ferraro decise di fare uscire allo scoperto il primo dei suoi dueavvocati “nascosti”, il quale aveva verificato l’audio,sentito la storia, controllato i documenti, sentito altririscontri “ digitali”, sottoposto il magistrato a veripiccoli interrogatori e domande trabocchetto per capire fino in fondo. Veniva solo per confermare la assenza di qualsiasi possibileipotesi di problema psichiatrico a monte, non essendo la storianiente altro che ragionevolmente ipotizzabile, indiziariamentesignificativa e forse qualcosa di più.
L’incontrodurato due ore e mezzo fu talmente significativo da sbalordire. Ilprofessor Girardi con accanto la psichiatra teutonica, presentatosicon la teoria dell’aggravamento della terapia, necessario in quantoFerraro riparlava dei fatti da lui subiti (egli in realtàripeteva per scritto, oralmente, continuamente in tutti i modi chedella storia non gli interessava nulla sul piano emotivo e personalee che se forniva precisazioni era per affrancarsi dalle valutazionia suo tempo usate come un macigno contro di lui, in realtà tuttepoggiate sulla "ufficiale" infondatezza dellastoria). Incalzato logicamente da Ferraro, ammise laformale ma anche sostanziale illegittimità della “proposta”coattiva  di TSO originario (l’eventuale problemapsicologico non la giustificava, la prediagnosi eravistosamente improvvisata, le altre condizioni mancavano)solo salvandone con argomento antigiuridico  l’aspettocoattivo anticipato come prassi...romana ( sic !!! ). Nonsi rendeva neanche conto che infondatezza della proposta di TSO =infondatezza del ricovero
Poi recuperòil valore psichiatrico di un “giudizio formale” all’epocaeffettuato sul comportamento del magistrato ed alle obiezioni circala distorsione del giudizio formale, la possibilità di ricostruirneil vero comportamento attraverso chi lo aveva frequentato realmente eattraverso le sue dichiarazioni, saputo della serie di persone prontea testimoniare e saputo che due erano già venute ma che si eradetto di non farne venire altre, fece il suo colpo di scena. Lastoria era vera (?!) ma non contava nulla .. ripetè, il giudizio era“formale” (?!) fino a quando per dimostrare lapatologia di Ferraro produsse con aria trionfante letrascrizioni dei file dell’epoca gettandole sul tavolo dinanziall’avvocato: … ecco la prova della psicosi... dicevacon quel gesto.
Peccatoche usava una trascrizione verificabilmente aderente ad audioveri: poteva forse esserci qualche inesattezza su qualche parola oqualche significato fonetico, ma erano files audio maiascoltati da nessuno dei “convinti” assertori della“psicosi reattiva” di Ferraro, con la eccezione noninsignificante dell’amorevole collega Stefano Pesci afflittoperaltro da problema uditivo “dichiarato”, che lo seguiva“umanamente”, con CD rimasto poi nelle mani della psichiatrateutonica .
IL DOTT.GIRARDI  ASSERIVA IN CONCRETO CHE LA DIAGNOSI DI PATOLOGIAATTRIBUITAMI ERA FORMULATA SULLA BASE DEL CONTENUTO DELLETRASCRIZIONI E REGISTRAZIONI EFFETTUATE E QUINDI SUDATI CHE MAI ERANO STATI VISIONATI (O ASCOLTATI, NEL CASO DEI FILEAUDIO) DA CHI HA FORMULATO LA DIAGNOSI. Si trovava oradinanzi ad un professionista, il nuovo avvocato imperturbabile, cheaveva più volte sentito tutto per essere sicuro al cento per cento;persona che non nutriva dubbi avendo accertato tutto (perfino unainsignificante discrepanza su una frase, poi superata.
Arrossendovistosamente per la contrarietà, il primario capiva la differenzadella situazione: non c’era più un giunco infranto, piegato e solo( che fingeva, rintanato, in attesa di ricostruire tutto ), c’eranoPaolo Ferraro ed un primo professionista che affermavano serenamente,il secondo con un pacato silenzio di palese smentita e dissenziente,la (loro) verificabile, giustificata equilibrata versione. Pocoprima, dopo vari cedimenti alle ordinate e pacate obiezioni motivate,allusione all’incauto sillogismo “da delirio psicotico adeliroide permanente” con declamazione della frase “lei è uniperlucido”; adesso l’equazione si scioglieva come neve alsole: mancava il fondamento. Ferraro aveva già più volte chiaritoche in gioco era la sua indipendenza, identità e l’indicazione difatti valutabili e verificabili era solo tesa a dimostrare ciòche lo riguardava.
Il prof.Girardi era stato avvisato delle pressioni subite da Ferraroanche verbalmente e aveva lasciato a briglia sciolta la teutonicapsichiatra con il compito di verificare a che punto fosse ilmagistrato sulla storia e che cosa intendesse fare. Ferraro curòdi riferire fatti e dati anche su richiesta (mai avevano ascoltato leregistrazioni!): la dott.ssa aveva lanciato la frase “ci stiamoricredendo” (trappola o verità?). Alla sua decisione disentire CD se ne uscì con la asserzione “verificherò ma occorronotre settimane per sentire”. Era evidente, cercava solo iltempo “catecumenale” per una diagnosi, altro che apertura dicredito! Ferraro si lasciò scappare la frase “nominerò altripsichiatri ..” cosa che ha regolarmente fatto. Fece anche unastudiata provocazione inviando alla psichiatra teutonica tre mailrispettive di taglio anche spiritoso con allegati files distintamentesentiti (in condizioni ottimali) dalla sua compagna e dal suoavvocato e un file delicatissimo (adeguatamenteripulito) con inequivoche presenza minorile e contesto. Le stesse duemail inviò al collega Stefano Pesci. L’una confermò la ricezione,in ora di ufficio, dal computer del reparto, buono solo alladattiloscrittura o alla registrazione dei dati, mentre l’altrorispose con una mail in cui definiva tutto ciò che si sentiva “brodo acustico”, confermando il suo particolare problemapolitico-auricolare. Ferraro non cercava certo di convincere, sapevadi sbilanciarsi e poter mettere in mani particolari argomenti“tematici” utilizzabili contro di lui. Ma ormai la situazione eradiversa, non era più solo, quindi avrebbero dovuto sostenereun’improvvisa epidemia di tanti deliranti deliroidi oppureammettere tante attività illegali coperte...
Il secondoincontro con la psichiatrica teutonica fu esilarante: Ferraro laaggiornò solo su piccoli eventi quotidiani dell’ufficio, ribadìche della storia in sè non gliene importava un fico secco (lalitania serviva a smontare l’equazione assurda coinvolgimentoaffettivo=patologia mentale)  e cedette la parola all’avvocatovenuto sempre per il solito motivo. Nel frattempo era, senzaapparire, entrato in gioco anche il secondo difensore incaricato, cheaveva sentito e condiviso con il primo l’audio di file piùimportanti. Estremamente cauto e con perifrasi preparatorie,l’avvocato presente illustrò sinteticamente ed in modoinequivocabile il contenuto di uno dei file piùdelicati precedentemente inviato anche per mail alla psichiatra,rimasta ora (come al solito) priva di espressione percepibile allanotizia. Chi era lo psicotico ora? Le si confondevano le idee, forse,ma sempre teutonica rimaneva...
Il terzoincontro, richiesto direttamente al prof. Girardi, con intervento delsecondo avvocato anche lui ormai perfettamente informato e formatosui fatti, si rivelò invece una sorpresa gradita. Era il dicembredel 2010.
Ilprofessore confermava che valutando il complesso della vicendaintendeva subito certificare il perfetto stato di salute psicologicoe psichiatrico attuale del magistrato (tema già da lui introdottonel sabato precedente). Visibilmente preoccupato, nell’accompagnarealla porta Ferraro ed il suo secondo avvocato, con porta esternaaperta, rosso in viso, rivelò di personepericolose che affollavano la vicenda,esternando concetti molto più chiari ed incisivi, con espressionedel viso tra il preoccupato e l’impaurito. Precisòche invocava una  denuncia dell’avvocato di Ferraro, peressere messo in condizione, si capiva, di sottrarsi alle pressioniimplicitamente lamentate (dissetestualmente che ciò “gli avrebbe fatto piacere”). Già nelprecedente incontro aveva eufemisticamente parlato di vari personaggi“che gli stavano antipatici e che affollavano la scena”.
Prese tempo perla certificazione, ma in effetti era chiamato ed atteso in reparto,sempre rinnovando l’appuntamento per finalmente certificare la“novità”. Ferraro informò personalmente della “buonanovità” il Procuratore Capo  Ferrara ….....
In sequenzatemporale sono successivamente accaduti i seguenti fatti che cilimitiamo ad elencare oggettivamente:
  1. Ferraro decise di informare delle sue vicende degli ultimi due anni i colleghi che lo conoscevano bene e altri aggiunti che a suo avviso potevano sapere (girava una versione strana, edulcorata e neutra: il magistrato avrebbe avuto un esaurimento nervoso per essersi separato dalla moglie. Ferraro dovette quindi fare un’opera di contro-informazione contro tante falsità. Una autorevole reazione non mancò: il Procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara dopo tanti segnali inequivoci " non usare il cervello , non devi usare il cervello" inscenò il 24 dicembre del 2010 a tu per tu con Ferraro la pantomima della organizzazione segreta " noi temiamo la informazione , la informazione" e poi sfogliando immaginificamente un foglio di giornale, seduto dinanzi alla scrivania , con sguardo e mimica da gattone malefico sacralmente recitò " Omicidio ... omicidio .. omicidio suicidio " . E io non resistetti al sacrale monito,  stampandomi un sorrisone ironico in viso e ridacchiando, come dire,  gratificato del crollo psichico morale del soggetto,  sino alla porta di quella malsana stanza .. Il volto ignoto della magistratura deviata si era mostrato ancor più evidente  nella sua comica arroganza carica di misera follia .. 
  2. Nella notte tra il 12 ed il 13 Dicembre 2010 ricevette alle ore 23, 24, 1, 4, 5 e 7 (indicativamente...le telefonate potevano essere di più) telefonate anonime con persona silenziosa che interrompeva la comunicazione dopo 20 secondi, presente come testimone anche la compagna del magistrato; poi ricevette altre tre telefonate anonime il 15 Dicembre del 2010 alle ore 22:50, a mezzanotte e alle sei della mattina. La prima curiosamente arricchita dal rumore di uno "sciacquone". Decise di non denunciare il fatto per la sua oggettiva irrilevanza, ma anche memore dell’esperienza del 21 Maggio 2009 e della possibile instabilità dei dati sulle telefonate ricavabili anche dai tabulati (peccato che per la prima notte c’era una testimone diretta). Comunicò con intenzionale ironia il fatto, particolarmente alludendo alla non facile individuabilità del tipo di sciacquone, parlando sempre con il Procuratore Giovanni Ferrara, da solo..... 
  3. Il 25 Dicembre 2010 alle ore 9:00 c.a. a casa dei genitori con i quali aveva passato la veglia di Natale restando a dormire a casa loro, hanno suonato alla porta due persone così da lui viste e studiate per c.a un minuto allo spioncino. Alzatosi di corsa dal letto nella stanza davanti all’ingresso il magistrato vide: il primo (alto c.a. un metro e ottantacinque, dal viso massiccio e capelli cortissimi, corporatura da culturista imponente , indossante una giacchetta verde senza braccia, sotto una magliettina rosso amaranto a maniche corte lievemente sbiadita  gli sembrò, braccia possenti incrociate, mano destra accarezzante il bicipite sinistro, pantaloni color verde militare) era posizionato davanti alla porta a gambe allargate; il secondo di dimensioni fisiche più ordinarie, a giudicare dalla porzione del torace visibile, posizionato a cavallo tra l’ultima rampa delle scale ed il pianerottolo, indossante una maglione color crema visibile solo in parte, lineamenti del viso colti lateralmente (sul lato sinistro) molto regolari, capelli corti. Vista l’ora, il giorno, l’assenza di preventiva citofonata e gli sguardi di reciproca intesa che si scambiavano, decise di non aprire. Nel frattempo dalla molto più lontana camera da letto arrivava lentamente suo padre (84 anni, con gravi problemi di cataratta e gravissimi problemi di vista e senza occhiali) stupito della scampanellata mattutina. Ferraro gli disse “se cercano me, non ci sono”... il padre non aprì e allumò come poteva nelle sue condizioni dallo spioncino. Poi con espressione di rabbia, tornato ,  gli disse “ ti arrestano” ma resosi subito conto dell’incommensurabile assurdità di quello che diceva, storcendo il viso dalla paura disse addirittura (facendo tutto da solo) e con un coraggio che solo la sua età lascia perdonare “vai via, vai via ... questi uccidono anche me!”.
E’ beneprecisare a sua scusante che da molti anni è affetto da problemiarteriosclerotici. Nel periodo seguente e dal mese di Gennaio inparticolare sarebbe passato dal tacere/sottacere/negare/affermare ilfatto, fino a raccontare versioni una più differente dell’altrasui tratti e sembianze che aveva potuto intravedere, con le ultimeversioni quasi ridicole . Ma nella prima versione era statoquasi ineccepibile. Il detto genitore ha sempre negato di avererapporti telefonici e personali con il figlio Marco Ferraro, specienel periodo Dicembre 2010 Marzo 2011 e che la anomalia delle versionisuccedutesi è tale da sembrare non giustificabile solo con l’etàe da necessitare accurata verifica. Non sapremo mai se di BabbiNatale con vestito fuori ordinanza si trattava, o di "testimonidi Geova" senza cravatta, ipervitaminizzati, oppure di pastoronisardi od abruzzesi, senza pecora o zampogna. Forse sarebbe statomeglio che il padre avesse aperto la porta, o forse no. Ma più tardia distanza di un anno il magistrato avrebbe trovato indizi di una sua“appartenenza” da impiegato del Ministero dell’Interno poiandato in pensione ed avuto implicite e meno esplicite ammissioni...
  1. Ferraro telefonò, credo la sera del 29 Dicembre (dopo ulteriore incontro con il prof. Girardi e “familiari” ), all’amico Massimo dei C.C. , essendo pure convinto che lui non sapesse bene cosa gli fosse successo e tutto sommato teneva a che lui sapesse (in qualità di amico con cui aveva fatto cene, uscita in locale e cui aveva dato sostegno morale in ordine alla vicenda della sua separazione). Raccontò cosa aveva subito nei due anni passati, precisando il contesto in cui erano avvenuti i fatti (cittadella militare e natura delle persone ragionevolmente appartenenti alla storia) che era un punto di riferimento necessario. Raccontò dei file estratti, dell’ascolto da parte della donna, a suo tempo, delle sue mail, del suo sapere del TSO prima, della valutazione che di sètta dovesse trattarsi (peraltro cosa detta esplicitamente a suo tempo dalla donna e poi suffragata dall’analisi sulle registrazioni fatte non solo da Ferraro ma anche da altri professionisti), dello scenario ipotetico che si apriva. Alluse esplicitamente ed incisivamente al tema che emerge costantemente intorno alle sette di un certo tipo, richiamando le due indicazioni più ricorrenti a riguardo (tonnellate di letteratura e ricerche di giornalisti specializzati) precisando che il Procuratore Generale dell’epoca poteva sapere e valutare (per esperienza, storia e collocazione) ma che era andato in pensione proprio quando subiva quanto sopra descritto.
Lo stesso 29dicembre il prof. Girardi, di mattina, convocata la partedella“famiglia Ferraro” che in realtà il magistrato non vedevada tempo (con l’eccezione del padre e dei figli: insommaconvocata anche la sorella venuta poi con il maritoproclamò:“ Per me il dott. Ferraro Paolo sta perfettamente bene da ognipunto di vista. Parlate voi, chi deve opporsi e dire qualcosa “lodica ora o mai più” con citazione di chiaro saporecanonico-manzoniano.
La ridicolabagarre che ne nacque, Ferraro impassibile, vide suo cognatoscagliarsi contro di lui e suo padre, urlando che tutti i problemierano risalenti al padre; la sorella con espressione visibile(e valutabile) disse che Ferraro l’aveva infastidita/impauritacon continue telefonate (quelle di mero saluto, ricerca dichiarimento o dialogo troppo spesso sistematicamente incappate inplurimo fax attivato al secondo squillo, si ricordi...)dicendo che di lui aveva paura la sua ex moglie e che perquesto non era venuta. La sera prima il magistrato stato a cena daquest’ultima dopo aver tenuto le bambine tutto il pomeriggio e lamattina (sic !!!) e l’ex moglie disse che non intendeva piùmischiarsi a quella incredibile follia familiare (era inperfetta non buona fede anche lei, ovviamente, peccato chetale “follia familiare” fosse a lei nota fin dai primigiorni del loro antico rapporto, così come il suo tenere a bada iltutto semplicemente facendo la propria vita). Ferraro riferì di taleincontro sua sorella, che storse il viso: aveva inventato una bugiacostruita.
Il professoregiocò una carta riservata (sapeva della gravità dei rapportiinterpersonali della famiglia, e del “lavoro terapeutico” effettuatodal primo “psichiatra occulto” Luigi Cancrini): si alzò epregò la sorella, il cognato e i due figli del primo matrimonio diFerraro a seguirli. Non sappiamo cosa dissero, poi tornò, sancì cheoccorreva una terapia familiare (lo avrebbe capito anche un masso,visto lo stato in cui erano ridotti): Ferrarorispose con un “sì certo,  è evidente” cheparlava più di un comizio intero. Girardi parlò poi brevemente conFerraro padre, che ancora raccontava di come il primo psichiatraCancrini avesse impostato la vicenda, con una apparente ignaraingenuità imperdonabile nonostante l’età. A distanza di un anno èemerso ben altro.
Il prof.Girardi infine disse al magistrato “torna la prossima volta, adessonon ho tempo di stilare il certificato” indicando una data poirinviata con sms.
Una sola voltaFerraro si era recato negli ultimi sei mesi con l’auto dal fratelloe poi dalla sorella, di domenica pomeriggio, per tentare diparlargli. Il fratello, più accorto, lo fece parlare per 4 minutipiù o meno, dopo di che il magistrato si congedò  da lui edalla famiglia. La sorella invece lo accolse come si accoglie unappestato: lo fece entrare ma non parlare, lui tentò di dirle chetroppe cose nuove succedevano e che volevano parlare con ilProcuratore Generale, che dovevano almeno provare a capire. Lerepliche furono “sì dobbiamo parlare, tu sei gravemente malato”e impedendogli di spiegare lo accompagnò al cancello esterno dov’eraparcheggiata l’auto, facendo un gesto reiterato la cuiassurdità e “follia” era agghiacciante. Gliaccarezzava con tratto quasi violento, nevrotico ereiterato privo di dolcezza almeno dieci volte la schiena. Ilmagistrato si allontanò ancor di più sbalordito maalmeno sapeva una cosa: le convinzioni di sua sorella erano tali dadarle un comportamento inequivocabilmente “patologico”,  dalsuo punto di vista. Cosa pensasse e chi continuava eventualmentead influenzarla non è dato sapere con certezza. Il magistratorelazionò poi la psichiatra dell’assurda situazione (erail giorno successivo alle telefonate anonime e la sua compagnalo aveva seguito lì per confermarle) e domandò con ingenuitànon ingenua “ma può essere in buona fede miasorella?” per significare “insomma vi rendete conto in che statoè ridotta, che grave situazione si è creata?”. Riflettendorapidamente  ed associando gli elementi a sua conoscenza ,lievemente ironica e trasognata la psichiatra teutonica disse un .."può essere .... " dubitativo ( secondo me pensava allaintensità e qualità della manipolazione  subita .... ).
Nelfrattempo una sola telefonata il 6 Gennaio 2011 alle ore 13 e 27 conil cognato Gianni Nicolosi  carica di insulti subiti  (“frocio,cacasotto, pezzi di merda , riferito al magistrato ecuriosamente anche al fratello probabilmente solo perché in vacanzasi era sottratto all’incontro del 29 Dicembre). Minacce implicite(“staicon le pezze al culo)ed una osservazione sulla intelligenza della moglie chelasciava, solo in ipotesi evanescente, supporre qualcosadi intelligentemente realizzato ( o così ritenuta dal Nic. ) .  Riguardo poi la rapida pseudo-carrierapseudo-politica della sorella di Ferraro, impiegata pubblica,vincitrice all’improvviso della abilitazione per avvocato (neldicembre 2009 a 43 anni) e convocata come “esperta” indue convegnidi magistratura democratica  dell'areadei lavoristi ( Rossi, Pivetti e via via post-miglioristi discorrendo)...bastacercare su internet...
La nuovaconvocazione del primario del Sant’Andrea Girardi “per laconsegna del certificato di perfetto stato di salute” di PaoloFerraro, rinviata dal Sabato era prevista Lunedì mattina 11 Gennaio2011 ore 8:30 ( curiosa ora ). Il magistrato si presentòaccompagnato dai suoi due avvocati (tutti "attrezzati" peruna attività lecita di registrazione del colloquio tra presenti)valutando che c’era qualcosa che non quadrava. Arrivaronoleggermente tardi e il prof. Girardi chiese (?!) l’autorizzazione apoter parlare della sua (si saprà, “nuova”) situazione. Dissedavanti che secondo lui la terapia (due pasticche di litio che eraancora costretto a prendere per scongiurare la minaccia correlataalla interruzione di tale “terapia”) non avevano piùfatto effetto, o che aveva smesso di prenderle. Che occorreva unanuova terapia. Spiegò cattedraticamente e in astratto la differenzatra convinzioni giuste, convinzioni lecitamente errate, convinzionisbagliate ed in mezzo le convinzioni deliroidi fondate su fatti nonaccaduti così come percepiti o fatti solo in minima parte veri maricostruiti secondo logica malata ed inaderente frutto del "vissuto".. E pensare rifletteva Ferraro,   ironicamente, che  Girardi stesso   aveva manifestato la stessa forma di patologiada lui descritta quando impaurito e rosso in viso aveva rivelato di“persone pericolose” (mentre Ferraro sino ad allora non neaveva mai parlato e neanche supponeva alcune cose che avrebbe invecedi seguito accertato). 
Disseche la nuova terapia doveva essere tarata e che ilmagistrato doveva ricoverarsi volontariamente (doveva...volontariamente???)per cinque giorni. Il magistrato pacatamente replicò ad ogni suaasserzione e poi, neanche preoccupato dell’improvviso revirement,si allontanò con uno psichiatra da Girardi destinato, si sapràdopo, a convincerlo della urgente improcrastinabilità del ricovero“volontario”. Parlò serenamente con quest’ultimo, dott. Sani, che non era al corrente di nulla ma si affaticò per raggiunerel'obiettivo assegnatogli di indurre Ferraro a ricoverarsi ) ?!?! .  
Inassenza di Ferraro uscito dalla stanza , il primario prof. Girardidisse una sequenza di cose IMPRESSIONANTI, descrivendouna situazione ormai irreversibile e grave definita come “questodisastro” di pensiero deliroide, di allargamento amacchia d’olio (non sapremo mai se si riferisse al parlare concolleghi o piuttosto all’allargamento di ipotesi o scenari,ipotizzabili e scartabili semplicemente inserendo elementi od indizicontrari). Parlò di necessità di ricoveri lunghi emolteplici, di terapie pluriennali, di una presuntaipersessualità (!!! è un indizio sintomatico di gravi patologievarie, mentre per gli ignari è un complimento ambito) edassurdamente di assoluta “solitudine” del magistrato(che invece aveva ed ha una regolare compagna, gli amici che vivevanoe sono in contatto continuo con lui, una vita sociale di lavorointensa e soddisfacente, rapporti fatti di stima e fiducia con icolleghi, la stimaindiscussa del foro di Roma e della magistratura (anche  deviata) ,interesse alla vita ed alle persone, una serenità interiore fondatasulla coscienza e sui valori flessa un poco  solo dallapreoccupazione che la sequenza delle pressioni e nuovi fatti “daclassificare previo approfondimento” ed interpretare, potevalegittimamente comportare).
Il prof.Girardi arrivò a parlare di “ricovero volontario” per15 o 20 giorni e illustrò altra prassi lternativa suggestivamenteimpostata come tema generale: l’appoggio necessario al CIM(Centro Igiene Mentale) che procede a sua volta come da prassinecessitata a continui ricoveri e TSO ( “bum TSO bumTSO” disse suggestivamente, a far immaginare la sorte diFerraro destinato al CIM e la “pubblicità” che ne sarebbederivata). Precisò varie sfumature astratte sulla presunta gravitàdella situazione definita “questo disastro”, parlò dipresunti buchi del pensiero del magistrato, senza dire quali (solitovizio “metodologico”), indicando la necessità oltre che delricovero di terapie pesanti pluriennali (un antipsicotico da elefantigiganti, si presume, vista la dimensione delle sinapsi daannichilire). Pregò “caldamente” i due avvocati, vista laasserita quasi irreversibile gravità della situazione,di convincere Ferraro.
Soddisfatto delrisultato ottenuto il prof. Girardi si allontanò per un impegno,lasciando stravolto e scioccato l’avvocato più sensibile,interdetto e sbalordito l’altro di più antica esperienza e forza,costruita su prove di vita e professionali, ... I due avvocatiraggiunsero il magistrato visibilmente scossi nella saletta dove perdue ore e trenta vi sarebbe  stato un colloquio lucido e sereno con lo psichiatra neo “addetto” al ricovero “volontario”dott. Gabriele Sani.  
Nel corso dellungo incontro il giovane psichiatra si produssein artati e pindarici sillogismi volti a dimostrare lanecessità di un ricovero immediato: l’immediatezza evocataera a dir poco TRASPARENTE… Alluse a bassa voce a “problemicognitivi” (ovviamente non sapeva nulla di concreto di lui eripeteva una pappardella astratta illustratagli in fretta e furiasempre “in astratto”). Perse la pazienza alla “obiezionelinguistica” dopo che aveva introdotto ilconcetto suggestivo “spero che lei non si penta” (delnon aver subito accertato il cortese invito, c’era già un lettodisponibile). Non resse alla distinzione tra sospetti fondati,concetto introdotto dal suo primario, che necessitano di una verificaclinica e sospetti assolutamente infondati che necessitanosemplicemente della acquisizione mera di informazioni realicorrette ed equilibrate (oppure ancora sospettistrumentalmente e dolosamente utilizzati, diciamo noi, chenecessitano di intervento repressivo della autorità giudiziaria...).Non riuscì ad ottenere un rifiuto esplicito alla corteseproposta, che avrebbe ancora una volta fornito il pretesto perattuare una iniziativa disperata. Ferraro chiese solo un rinvio pervalutare la “buffa” nuova situazione...
Non era più iltempo di attendere: dopo due giorni seppe esattamente, alcentimetro, la portata, incredibilità e insinuanteminacciosità delle “valutazioni” che avevanoprovvisoriamente fustigato l’animo dei suoi due avvocati. Esolo l’ascolto possibile di queste illuminerà più diqualunque argomentazione.
  1. In data 12/1/2010 la nota indignata e chiara, con allegati non di secondaria importanza, nella quale confermato l’ascolto dell’audio da terze persone (diverse da Ferraro) e fattane propria anche la interpretazione globale e singola con dichiarazione di condivisione con il dott. Ferraro, si ironizzava volutamente sulla “scherzosità” delle antipatie manifestate dal primario una prima volta, paure poi espresse in modo chiaro e “visibile” (all. 18).
  2. La lettera successiva in data 18/01/2011 (all 19) nella quale veniva comunicato l’esito della analitica relazione elaborata sul magistrato da professionista, psichiatra e cattedratico prof. G.B. Camerini, anche con indicazioni precise sulla “presunta” (inesistente) patologia a monte e la contestuale comunicazione che altro noto professionista prof.  Francesco Bruno aveva avviato la verifica del suo stato presunto di non salute prendendolo in carico con esito finale di relazione (al termine dei complessi test programmati ed avviati e previ adeguati colloqui proseguiti con la dott.ssa Daniela Veneruso). Altra questione è perchè Ferraro scegliesse con cognizione di causa il prof. Francesco Bruno, con quali più ampi obiettivi e per quali commendevoli fini di  “approfondimento”.
  3. In data 19 gennaio 2010 perveniva la presa d’atto da parte del primario del Sant’Andrea prof. Girardi che introduceva la “informazione”  che “ente di riferimento per ulteriori possibili sviluppi ... è il Dipartimento di salute mentale di residenza” e che “potranno essere assunte le informazioni del caso” a riguardo (Si veda richiesta di sequestro in denuncia). Anche questa ultima “intimidazione” a futura memoria il magistrato ha dovuto subire .
  4. In data 20/01/2010 è stata depositata la allegata nota diretta al Procuratore della Repubblica e al Procuratore Generale della Repubblica (all. 20) circa i fatti indicati ed emersi dalle dichiarazioni del primario, che nelle intenzioni era un primo tassello fondato su precisi dati concreti valutabili e verificabili.
Nel frattempoera stata inviata una relazione dell’ufficio della Procura alCSM: sarebbe utile fare un’analisi temporale dellasequenza relazione-invito al ricovero. Risulterebbetedioso il racconto analitico del successivo, pressante, irato, menoargomentato, duplice “invito” a ricoverarsi in forma “volontaria”subìto da Ferraro in ufficio, oppure a prendere 15/30 giorni dicongedo ordinario, ma curiosamente “debole” per i toniproprio anche sotto il profilo giuridico. Ciò avvenuto anotizia pervenuta dello stallo non preventivato e a cavallodelle novità ulteriori prima elencate.
Seguìuno scambio illuminantedi note tra avvocati  FAXin data 02/02/2011 ore 18:51 (pervenuto il giorno prima dellaconvocazione presso la Procura Generale del solo avv. MinghelliGianantonio alle ore 11:00 del 03/02/2011) inviato dall’avv.Antonia Di Maggio che dichiarava di agire per contodi “alcuni parenti”. Un fax tanto allusivo,implicitamente violento ed intimidatorio e volto a liquidare condiffide gli avvocati di Ferraro, salva conclusione melliflua, etale da far ritenere opportuno l’approfondimento circa lapaternità dello scritto e del mandante. Insieme a loro fu infineredatto il serenoed equilibrato fax di risposta avv. Minghelli in data 4/2/2011... .
Venneconsegnata infine ulteriore relazione psicometrica di altropsichiatra criminologo prof. Francesco Bruno e della psicologadott.ssa Daniela Veneruso, relazione anch’essa come l’altraescludente in radice qualunque patologia di qualche rilievopsichiatrico a valle ed a monte (all 20 bis e 20 ter), fattaeccezione per lo stato di ansia da “vissuto” accumulata nelDicembre 2010 e Gennaio 2011 e per una “rovesciata” e capziosaallusione ad un rapporto “pseudonevrotico” con i parenti. Lareale situazione era completamente rovesciata e leggendo il tutto sipuò capire quanto Ferraro avesse fattobene a scegliere il “famoso” Francesco Bruno e che frequentandoil suo studio avrebbe probabilmente capito molte cose.  Eraevidente che con la sua relazione veniva lasciata aperta la spondadella PISTAPSICHIATRICA FAMILIARE  esattamentecome orchestrata da Luigi Cancrini. Il tutto,  confermatosi ex post e testimoniato anche daun diario cheincautamente richiesto dal Cancrini al padre del magistrato, a suainsaputa e addirittura dal Natale 2008, a lui consegnato solamente il23  Dicembre del 2011 in un attimo di stordito pentimento delsuo stesso padre ( o di capziosaautocopertuta per "tirarsi fuori" sul piano morale e chissò anche su tl piano di temuti accertamenti: la vaevano fatta veramente grossa tutti quanti), costituisce anche una prova di come si mosse ildetto “psichiatra psicologo ipnoterapeuta” Luigi Cancrini. Perquanto concerne invece il fatto, alcune letture e la gravitàconfermata dei fatti ivi indicati, vedasi lettera durissima divari avvocati che illumina di luce i fatti.
Nel frattempopreso atto della forza delle pressioni che emergeva dallecondotte sempre più incerte e indecise dagli avvocati (Minghelli convocato dalla Procura Generale della Corte di Appello di Roma nel gennaio 2011 non certo per capire ma per bloccare la mia iniziativa), masoprattutto del loro ruolo ormai di testimoni, Ferraro sollevòentrambi dal loro incarico di assistenza diretta in previsione dellanecessità di un loro coinvolgimento e in qualità di parte offesa esi è rivolto ad altri professionisti.



 

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